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  • Il centro antico di Morciano di Leuca in festa

    Il centro antico di Morciano di Leuca in festa

    Morciano di Leuca, 26 agosto 2022, a partire dalle ore 19

    Si tratta della seconda edizione di uno spettacolo itinerante nel suggestivo centro storico di Morciano di Leuca. Le vie del centro storico si animeranno per la presenza di giocolieri, artigiani, artisti, musicisti, con l’obiettivo di far convivere arti espressive, teatro di strada, musica tradizionale, storia e far rivivere nel centro storico l’atmosfera dei tempi in cui ci si ritrovava nelle corti e nelle piazze per socializzare.

    Il centro antico del paese si offrirà alla vista dei visitatori per regalare le suggestioni dei suoi vicoli, delle case a corte, delle strade e dei suoi palazzi.

    Il cortile interno di Palazzo Strafella ospiterà i giochi “ecosostenibili”, a cura di AnimArte.

    Dalle 21 risuoneranno le sonorità della musica popolare dei Koinè – Musicanti delle Corti e di Vincenzo e Francesca Graziani e i loro amici Pizzicati.

    Ci sarà la preziosa presenza di artigiani e artisti che esporranno le loro opere lungo Via Roma, via Ippolitis e nel cortile del palazzo comunale.

    Il Grande Lebuski e Ilaria Acrobata_Aerea offriranno la propria performance in Piazza Papa Giovanni II.

    Nel cortile d’ingresso di Casa Monteduro saranno esposte delle foto del passato di Michele Rizzo, memoria storica fotografica di Morciano.

    Nelle sale di Palazzo Strafella Ilaria Toma esporrà la mostra fotografica “Empatia” e la Parrocchia S. Giovanni Elemosiniere di Morciano curerà un’esposizione di abiti sacri antichi.

    La festa prenderà il via alle ore 21.

    Per info: 0833-1832481 (Infopoint Morciano di Leuca)

  • La tessitura. Una barchetta sulla nave del tempo

    La tessitura. Una barchetta sulla nave del tempo

    di Melissa Clelia Calo’

    Qui non vorrei morire dove vivere
    mi tocca, mio paese,
    così sgradito da doverti amare;
    lento piano dove la luce pare
    di carne cruda
    e il nespolo va e viene fra noi e l’inverno.

    In questi versi di Vittorio Bodini, tratti da “La luna dei Borboni”, un’immagine altamente poetica è quella del nespolo. Come fa la pianta del nespolo a spostarsi, compiendo un movimento ripetuto e continuo? Forse per nespolo è da intendersi il legno dal quale si ricavava la navetta per la tessitura, o nella parola stessa, nespolo, si ricorda la spola, la “barchetta”, che nel solcare le “onde” degli orditi, lascia dietro di sé la “scia” del filo che si srotola e diventa tessuto.

    Quel che è certo, è che la tessitrice, come i contadini, le tabaccaie, i pescatori, erano delle figure familiari per il poeta salentino, che lo scorrere del tempo e della storia, economica e sociale, ha consegnato definitivamente all’archivio della memoria.

    La tessitura era un’azione complessa perché rispondeva a molteplici bisogni. Ogni donna, all’interno della propria famiglia, era chiamata ad avere competenze tessili per costruire la propria dote e poter contrarre matrimonio. La costituzione del corredo iniziava fin dall’infanzia ed era un processo lungo e faticoso: si tesseva spesso nei ritagli di tempo, dopo aver trascorso una giornata intera lavorando in campagna.

    Nel giovedì che precedeva le nozze, la futura sposa, con una bizzarra mostra alla quale era invitato il vicinato, esponeva lenzuola, bisacce, mutandoni e camicie, i quali venivano minuziosamente contati, valutati, soppesati e approvati (o meno) dalla suocera, ed infine registrati in un documento controfirmato dai testimoni di nozze. Non era importante solo il numero dei “panni” ma anche la preziosità delle fibre o meno, la presenza di applicazioni e ricami e le tecniche usate. Tutti questi elementi rimarcavano il prestigio e il benessere economico della famiglia, che aveva messo a disposizione le materie prime e che l’abilità della ragazza aveva poi trasformato in biancheria. Particolarmente ricercato, ad esempio, era il possesso di coperte realizzate con il cosiddetto “sfiocco” che imitava il velluto forse perché la tecnica impiegata non era abbastanza conosciuta e risultava complessa da eseguire.

    Da un passato più remoto, poi, ci sono arrivati, sempre attraverso i documenti di dote o i lasciti testamentari, dei lunghi elenchi che hanno dei nomi per noi oggi incomprensibili: fanno riferimento a specifici tipi di tessuti o capi d’abbigliamento che, purtroppo, in frequenti casi, non sappiamo a cosa corrispondano. Certo è che nel passato erano molto diffusi i capi in canapa, lino, cotone, seta e lana.

    Abbiamo numerose testimonianze della loro produzione come materie prime ed eravamo in grado di lavorarle trasformandole poi in filato, quello stesso filato con il quale si caricavano le “barchette” del telaio.

    Contributo pubblicato sulla rivista “Salve Saluta” (anno III, n. 6 – marzo 2022).

    Le foto ritraggono alcuni particolari della mostra sulla tessitura salentina, allestita a Salve presso un ambiente di Palazzo Ramirez. Per informazioni: 349.6384350 (Melissa)

  • “Il castello di Gallipoli tra architettura militare e graffiti murali”, un libro di A. Quarta

    “Il castello di Gallipoli tra architettura militare e graffiti murali”, un libro di A. Quarta

    dall’introduzione del volume di Aurora Quarta

    Il succedersi di quattro periodi storici densissimi di eventi ci ha lasciato nell’arco di poco più di quattro secoli un rilevante numero di castelli, il più delle volte trasformati nel corso delle dominazioni, così che ne è risultato un patrimonio vario oltre che cospicuo.

    Il volume è il risultato di un lungo lavoro di ricerca intrapreso nel 2015 con una tesi di Specializzazione in Rilievo e Analisi Tecnica dei Monumenti Antichi dal titolo “Il castello di Gallipoli: analisi storica e architettonica”, discussa presso la Scuola di Specializzazione “D. Adamesteanu” dell’Università del Salento. L’interesse sullo studio del castello, sempre maggiore, ha comportato la scelta di proseguire il percorso universitario con un progetto di ricerca per il Dottorato in Scienze del Patrimonio Culturale nella medesima Università, di cui si pubblicano in questa occasione una parte dei risultati ottenuti. In sostanza, si è scelto di esaminare uno degli edifici militari più rappresentativi del territorio salentino per una ragione concreta, ovvero la necessità di ottenere finalmente un quadro chiaro dell’evoluzione del sistema difensivo della città.

    Gallipoli è un centro abitato sul mare il cui apparato militare costruito a protezione dell’attuale centro storico, un tempo il limite della città, è ancora straordinariamente conservato: se da un lato, l’articolazione di tale sistema suscita un notevole fascino e si riscontra in letteratura la valenza storico-architettonica di tale patrimonio, dall’altro non è mai stata condotta una ricerca volta ad una maggiore conoscenza. Infatti, i dati a disposizione sul castello si fondano sulla monografia di Ettore Vernole  degli anni ’30 del secolo scorso, la cui ricerca, al tempo innovativa ma superata nei nostri giorni, viene ancora proposta non avendo mai intrapreso uno studio sistematico utilizzando i criteri e le metodologie odierni. Oltre alla volontà di far riemergere il patrimonio fortificato della città da questa fase di stasi, un secondo fattore che ha contribuito alla scelta della tematica è il legame con Gallipoli.

    La scelta dell’apparato militare gallipolino è stata audace poiché si tocca una tematica complessa: proprio per questo, per affrontare in maniera adeguata lo studio del castello di Gallipoli e, di conseguenza, dell’intero sistema difensivo, si è dovuto tener conto dell’elaborata articolazione architettonica e del lungo arco cronologico attraverso il quale sono state attuate le modifiche, i cambi d’opera e i vari ampliamenti. Inoltre, fondamentale è stato l’utilizzo della metodologia di indagine propria degli archeologi, utile nell’esame non solo degli edifici antichi ma di tutte le strutture di interesse storico-architettonico, al fine di interpretarne e ricostruirne minuziosamente lo sviluppo, eseguendo il rilievo architettonico delle parti visibili, rintracciando con una ricognizione archivistica la documentazione edita e inedita, giungendo ad una esaustiva comprensione dell’evoluzione architettonica.

    In particolare, dalla revisione critica della documentazione disponibile sul castello è stato possibile rinnovare le conoscenze sviluppate nel corso di pregresse esperienze di ricerca grazie, anche, all’approccio globale del complesso architettonico. Un aspetto importante è dato dall’importanza dei risultati ai fini della ricerca per altre strutture analoghe: ricostruendo il quadro generale ed aggiornato su tale realtà gallipolina con uno studio storico-architettonico che in maniera diacronica copre l’arco temporale compreso tra il medioevo e l’età contemporanea, è possibile giungere anche a radicali riformulazioni interpretative di cui se ne avvertiva la mancanza all’interno dell’intero panorama della ricerca sulle fortificazioni salentine.

    Dalla presentazione della prof.ssa Carla Maria Amici

    Soltanto un profondo e radicato affetto per la propria città, ed una innata curiosità investigativa hanno potuto spingere Aurora Quarta ad affrontare un palinsesto tanto complesso e tanto articolato come il Castello di Gallipoli, non solo inevitabilmente inserito nel contesto dell’impianto difensivo della cittadina, ma necessariamente collegato ad una intricata serie di eventi storici, architettonici, politici e socioculturali, fino ad oggi scarsamente documentati o addirittura dati per acquisiti in maniera erronea, nell’ambito di un arco temporale lungo quasi un millennio.

    Con la chiarezza espositiva che contraddistingue l’intero volume, evidentemente frutto di un notevolissimo lavoro di ricerca, l’autrice offre una precisa descrizione critica del castello, sia in senso sincronico che diacronico, e ne ricostruisce l’evoluzione nelle sue fasi costruttive, identificandone tecniche edilizie e materiali utilizzati; sempre contestualizzando i risultati ottenuti nell’ambito del costante sviluppo dei sistemi difensivi e delle tecniche ossidionali, che spesso ne hanno motivato trasformazioni, aggiunte, modifiche. Un’accurata, e molto proficua, indagine negli Archivi storici italiani, ma soprattutto spagnoli, ha poi consentito il reperimento di una eccezionale documentazione inedita, sapientemente sfruttata dall’autrice per illuminare, quando possibile, i numerosi lati ancora oscuri del Castello, in un affascinante percorso interpretativo ed esplicativo.

    In questo caleidoscopico mosaico espositivo un tassello di estremo interesse è quello dedicato all’analisi dei graffiti, totalmente inediti, presenti nel livello inferiore del Torrione della Vedetta, che prepotentemente inserisce gli uomini e le loro storie all’interno di una struttura architettonica le cui caratteristiche monumentali sembrano invece escludere l’esistenza in contemporanea della comune vita ordinaria.

    Per ottenere questi risultati, fondamentale è stato il metodo utilizzato dall’autrice: l’analisi autoptica prolungata ed esaustiva dell’edificio, basata su rilievi, diretti o indiretti, che le hanno permesso di conoscere realmente il monumento, in tutta la sua realtà architettonica, prima di procedere alle ricerche collaterali. E questo le ha consentito di riversare il percorso conoscitivo ad illustrazione del testo, inserendo disegni, planimetrie, prospetti, rilievi 3D, schemi esemplificativi, rendendolo quindi chiaro e convincente. Facendo cioè, egregiamente ma credo inconsciamente, ciò che riteneva indispensabile Francesco di Giorgio Martini, uno degli ingegneri/architetti che in maniera diretta o mediata, hanno avuto influenza sulla progettazione del Castello:

    “Sono per molti tempi stati degnissimi autori, i quali hanno differentemente scritto di architettura e di molti edifizi, quelli con caratteri e lettere dimostrando, non per figurato disegno; e in tali modi hanno esplicato i concetti della mente loro. Pure, benchè ad essi compositori li paia avere molto largamente, secondo la mente loro, tali opere illucidate, pure noi vediamo che sono rari quei lettori che, per non aver quei libri alcun disegno, intendere li possano. Ma quando tali autori concordassero la scrittura col disegno, molto più apertamente si potrebbero giudicare, vedendo il segno col significato; e così ogni oscurità sarebbe tolta via. …Adunque iudico il disegno esser per questo necessario a qualunque altra scienzia si sia” (Francesco di Giorgio Martini, Trattato di architettura civile e militare, libro VI, capo IV. Codice Magliabechiano II. I.141. ed. Il Polifilo, Milano, 1967, a cura Corrado Maltese, trascr. di Lidia Maltese Degrassi).

    Indice

    Presentazione

    Introduzione

    Capitolo 1

    Gallipoli città fortificata nello spazio e nel tempo

    Capitolo 2

    Gallipoli ed il perimetro difensivo

    • Il castello
      • Il Torrione Poligonale
      • Il Torrione della Bandiera
      • La Cortina orientale
      • Il Rivellino
      • Il Torrione della Vedetta
      • La Cortina settentrionale
      • La Cortina di ponente
      • Il Torrione della Campana
      • La Cortina meridionale
      • La Cappella
    • La cinta muraria

    2.3 Il ponte di accesso alla città

    Capitolo 3

    Il sistema difensivo nelle fonti bibliografiche e d’archivio

    Capitolo 4

    L’analisi architettonica

    • Le fasi costruttive
      • Fase bizantina (ante 1071)

    4.1.2. Fase normanno – sveva (1071-1241/1241-1268)

    • Fase angioina (1269-1442)
    • Fase aragonese I (1442-1484), Fase veneziana (1484-1484) e Fase aragonese II (1484-1501)
    • Fase spagnola (1504-1707)
    • Fase austriaca (1707-1756)
    • Fase borbonica (1756-1882)
    • Fase postunitaria (1883-1946)
    • Fase postbellica (1947-2013) e fase attuale (2013-2017)
    • Materiali e tecniche costruttive
    • Analisi stratigrafica dei prospetti
    Capitolo 5

    La difesa nel tempo

    • Il sistema difensivo in Terra d’Otranto
    • L’evoluzione delle armi da fuoco e l’utilizzo nel castello
    • Architetti e ingegneri nel castello in età moderna
    Capitolo 6

    Stemmi, iscrizioni e graffiti

    Conclusioni

    Postfazione

    Bibliografia

    Sitografia

  • L’antico approdo di Torre San Gregorio (Patù)

    L’antico approdo di Torre San Gregorio (Patù)

    di Marco Cavalera

    Ricerche e scavi

    Le valenze archeologiche di Torre S. Gregorio sono note grazie alle indagini condotte nell’estate del 1971 da Cosimo Pagliara; in quell’occasione furono eseguiti, da un gruppo di sommozzatori che collaborava con la missione britannica di P. Throckmorton, la prospezione subacquea ed il recupero di materiale giacente sui fondali dell’insenatura.

    Baia di San Gregorio vista da Sud. 

    Più recentemente sono state effettuate ricognizioni e rilievi a  mare e a terra nel corso del programma di ricerca del Prog. Strat. C.N.R. – Università di Lecce 251100 – Unità Operativa 2 e dell’insegnamento di Archeologia Subacquea dell’Università di Lecce.

    Baia di San Gregorio vista da Nord. 

    L’antico approdo di Vereto

    Il suo centro interno di riferimento era Vereto, intorno al quale erano piuttosto diffusi gli insediamenti rustici in età romana[1]. L’antica Veretum era collegata al suo porto attraverso l’attuale via vicinale di Volito[2].

      Via vicinale di Volito.

    La baia era ben protetta dai venti dei quadranti settentrionali, orientali e meridionali e fornita di sorgenti. La presenza di queste ultime fu certamente un elemento che ha condizionato la scelta del luogo dove impiantare la struttura portuale. Lo storico locale Tasselli – alla fine del ‘600 – a proposito delle sorgenti di acqua dolce di Torre S. Gregorio, scriveva: “da un Canale trà le Torri di San Gregorio, e del Martello (Torre Marchiello), un’acqua la migliore di tutte somministrata à tutti da un Pozzo, che i Paesani dicono di Olito”[3].

    Pozzo di Volito. 

    Le evidenze sommerse

    I fondali dell’insenatura di Torre S. Gregorio presentano numerose ed interessanti evidenze archeologiche, la più importante delle quali è l’opera frangiflutti posta perpendicolarmente al fianco meridionale dell’insenatura, all’imboccatura della baia (orientata in direzione SE-NO). Si tratta di una costruzione a “pietre perse” che aveva la funzione di proteggere il bacino dai venti meridionali[4].

    Attualmente si presenta come un aggere con profilo interno a scarpa, costituito da pietrame proveniente forse da una cava locale, delle seguenti dimensioni: 50 metri larghezza, 80 metri lunghezza. Il fianco esterno risulta molto intaccato dall’azione dei marosi, mentre quello interno è meglio conservato e mantiene un notevole grado di inclinazione.

    In alcuni tratti la sua altezza, dal piano di posa, è di due metri, mentre la cresta si trova mediamente a 2,30 metri di profondità. Se si considera che il dorso della struttura doveva affiorare (se non emergere), tenendo conto dell’azione del mare che ha spazzato la sua parte sommitale, si può ipotizzare un innalzamento del livello del mare pari a 1,50 – 2 metri[5].

    La grande opera antemuraria di Torre S. Gregorio presenta uno stretto parallelo morfologico con quella coeva di Saturo (Taranto).

    Per quanto riguarda la sua datazione, la presenza di frammenti fittili di età ellenistica e/o tardorepubblicana tra il pietrame e sulla superficie dell’antemurale suggerisce una contemporaneità con le evidenze a terra.

    Le evidenze a terra

    Le vestigia archeologiche sono visibili alla base del ripido pendio che porta all’insenatura. Si tratta di due tratti di fondazioni o camminamenti di servizio all’approdo, entrambi in blocchi di carparo.

    Il primo è ubicato sul declivio, perpendicolarmente alla linea di costa, lungo il costone meridionale del canalone che continua sotto il livello del mare.

    Resti di strutture di servizio dell’approdo (primo allineamento).

    Il secondo allineamento è parallelo alla linea di costa. Il tratto conservatosi è costituito da cinque conci su due filari non uniformi. Circa sei metri più a sud-ovest si nota il “negativo” di un blocco cavato o asportato, e un altro blocco isolato, disposto di taglio e con lo stesso orientamento del tratto descritto. Potrebbe trattarsi dei resti smembrati di un allineamento molto più consistente, che fiancheggiava la riva meridionale dell’insenatura seguendo un percorso più o meno rettilineo a quota 2,5 metri s.l.m.

    Resti di strutture di servizio dell’approdo (secondo allineamento).

    Le strutture di servizio per l’approdo sono state datate al II sec. a.C. grazie al rinvenimento, sotto i blocchi di fondazione, di alcune monete della zecca di Durazzo coniate tra il 238 e il 168 a.C.

    Questo ritrovamento non è casuale. Infatti, dopo la conclusione della seconda guerra punica ed il declino definitivo di Taranto, Brindisi avrà la leadership economica del Salento. I contatti tra le due sponde dell’Adriatico si fanno ben più intensi, specie tra gli importanti terminali di Brindisi e Durazzo. Vengono, in questa fase, ad usufruire dell’incremento di traffici e scambi anche i centri minori, sia dell’Epiro che del Salento (ad esempio Torre S. Gregorio), che dispongono di scali e possono così assorbire parte del movimento di merci e persone.

    Procedendo verso ovest, cioè verso la punta del promontorio, si incontra un pozzo di acqua dolce, mentre una sorgente si trova presso la riva.

    Pozzo di acqua dolce. 

    Immediatamente alle spalle della baia (nella parte alta del promontorio), in località Fangara, era ubicata una cisterna-deposito di forma rettangolare – scavata nel banco di roccia – che presentava una ripida scala che conduceva al fondo unitamente a tracce di intonaco grossolano sulle pareti[6]. Tra il materiale di riempimento vi erano dei frammenti di anfore, alcuni dei quali bollati.

    Le rotte

    La baia dovette essere frequentata, a partire dall’età messapica, da navi che percorrevano la rotta Grecia-Italia attraverso Corcira, il basso Adriatico e il Capo Iapigio. Il piccolo porto messapico subì delle profonde trasformazioni in età tardorepubblicana, quando furono realizzate le strutture di servizio per l’approdo.

    Note

    [1] Vereto, secondo Pagliara, aveva in età storica due porti: Torre S. Gregorio sarebbe stato lo scalo vero e proprio, a carattere mercantile, mentre Leuca era piuttosto “luogo di sosta per natanti impegnati su rotte che avevano termine in porti lontani, sicchè la loro presenza può essere valutata come testimoniante consuetudini cultuali proprie di naviganti” e si configura come “santuario emporico” (luogo indigeno frequentato da Greci) ossia approdo connesso a luoghi di culto  (Daquino 1991; Auriemma 2003, p. 142; Auriemma 2004, p. 275).

    [2] Lungo questa strada, nella proprietà di M.A. Pedone (f.° 7 part. 16) sono venute alla luce “resti di interesse archeologico”: Archivio Soprintendenza Archeologica della Puglia – Corrente – b. Patù 1992 (Auriemma 2004, p. 286).

    [3] Tasselli 1859. Ancora oggi da questo pozzo, denominato Volito, sgorga acqua dolce alla profondità di 5 metri (Daquino 1991).

    [4] Pagliara, nel 1971, ha condotto alcune indagini sulla struttura in oggetto, a conclusione delle quali ha scritto: “l’elemento più notevole sott’acqua è il vestigio di un molo flangiflutti, ottenuto, a quel che è dato vedere, con l’accumulo di pietrame della zona per una gettata di mt. 70 a partire dalla riva. Il moto ondoso ha abbattuto completamente le parti emergenti in antico, sicchè oggi il molo si presenta come una secca piuttosto pericolosa per chi intenda entrare nella cala doppiando il capo da SE” (Pagliara 1969-71, p. 129).

    [5] Auriemma 2003, pp. 136; Auriemma 2004, pp. 279-280.

    [6] Don Vincenzo Rosafio aveva fornito le misure in metri della struttura: profondità 3,50, lunghezza 4, larghezza 3. Vi erano inoltre sette blocchi monolitici di copertura (Rosafio 1968).

    Bibliografia:

    Archeoclub D’Italia. Sede Vereto, Itinerario storico-archeologico tra Giuliano e Patù. Guida fotografica, Galatina (Le), 2002.

    Auriemma R., Archeologia della costa salentina: l’approdo di Torre S. Gregorio, in Studi d’Antichità, XI, pp. 127-148, Martina Franca (Ta), 2003.

    Auriemma R., Salentum a Salo. Porti, approdi, merci e scambi lungo la costa adriatica del Salento (Volume primo), pp. 278-286, Galatina (Le), 2004.

    Cavalera M., Tesi di Laurea Specialistica in Archeologia “Archeologia del Paesaggio costiero tra Lido Marini (Ugento) e Torre S. Gregorio (Patù)”, relatrice prof.ssa Rita Auriemma, Anno Accademico 2007-2008.

    Cavalera M., Antica Messapia. Popoli e luoghi del Salento meridionale nel I millennio a.C., Modugno (Ba), 2010.

    D’Andria F.,  L’esplorazione archeologica, in Leuca, p. 47, Galatina (Le), 1978.

    Larva L., Messapia. Terra tra due Mari, p. 273, Galatina (Le), 2010.

    Pagliara C., Fonti per la storia di Veretum: iscrizioni, monete, timbri anforari, in Annali Università di Lecce, 5, pp. 121-136, Lecce, 1969-71.

    Sammarco M., Vereto: appunti di topografia, in Ciardo M., Torsello S. (a cura di), Studi in onore di Antonio Michele Ferraro, pp. 53-65, Tricase (Le), 2008.

    Per approfondimenti:

    https://www.associazionearches.it/le-dinamiche-insediative-del-salento-meridionale-in-eta-romana/

    https://www.associazionearches.it/acqua-dalle-rocce-il-canale-volito-patu/

    https://www.associazionearches.it/vereto-antica-citta-messapica-tra-le-pietre-e-gli-ulivi-dellomonima-serra/

     

  • Alle origini di un culto del basso Salento. La chiesa di Santa Marina di Ruggiano tra archeologia e devozione

    Alle origini di un culto del basso Salento. La chiesa di Santa Marina di Ruggiano tra archeologia e devozione

    “Smarrimenti” è il titolo della rassegna dell’Associazione Archès APS che vede quest’anno la sua seconda edizione. Realizzata con il sostegno del Programma straordinario in materia di cultura e spettacolo 2020 della Regione Puglia, gli “smarrimenti” sono in realtà delle “erranze culturali” tra temi e luoghi diversi del Salento.

    Il terzo incontro della rassegna “Lungo il mio andare. Relazioni, racconti e cronache dei pellegrini del Mediterraneo” è previsto a Ruggiano, nel Santuario di Santa Marina, crocevia di incontri e pellegrinaggi.

    Sabato 20 novembre Marco Leo Imperiale ci condurrà alle “origini del culto di Santa Marina a Ruggiano, tra archeologia e devozione”. Archeologo medievista, dottore di ricerca in “Storia dei centri, delle vie e della cultura dei pellegrinaggi nel Medioevo euromediterraneo”, cultore della materia e membro della commissione di esame della cattedra di Archeologia Medievale (Università del Salento), nel 2008 ha condotto gli scavi archeologici all’interno del santuario che hanno permesso di ripercorrere le vicende costruttive dell’edificio di culto dal Medioevo in poi. Sarà l’occasione, quindi, per conoscere le evidenze archeologiche emerse e mettere in risalto l’importanza avuta in passato dal santuario di Santa Marina, ma con uno sguardo al presente e al futuro.

    L’incontro inizierà alle ore 19, sarà introdotto dagli interventi del sindaco di Salve Francesco Villanova e del parroco di Ruggiano don Luigi Stendardo e si svolgerà nel rispetto della normativa anti Covid vigente.

  • Trekking alla scoperta dei “Canaloni” di Salve (Fano e Tariano)

    Trekking alla scoperta dei “Canaloni” di Salve (Fano e Tariano)

    Domenica 14 novembre, alle ore 9, andremo alla scoperta di uno dei territori più interessanti del Salento, dal punto di vista paesaggistico, archeologico e storico-culturale.

    Il paesaggio rurale di Salve, infatti, offre al visitatore uno spettacolo di inimmaginabile bellezza. Il Canale Fano, delimitato dalla dolce collina nota come Serra di Spigolizzi, si sviluppa lungo due rami paralleli che si approfondiscono di una ventina di metri rispetto al territorio circostante. Il suo ramo occidentale, conosciuto come Canale Fano, si congiunge con il ramo orientale, denominato Tariano, nei pressi della mitica Grotta delle Fate. Si tratta di uno scorcio idilliaco, dalle molteplici peculiarità archeologiche, geologiche, naturalistiche e paesaggistiche.
    Il percorso si snoda dal Canale Tariano – tra preistorici ripari, fornaci d’età romana, i ruderi di un antico frantoio, pajare, ulivi secolari e canneti – al limitrofo Canale Fano, con il suo ruscello alimentato da sorgenti, la sua grotta italo/greca affrescata, dove negli ultimi anni la natura ha preso il sopravvento e ha creato scenari inimmaginabili e meravigliosi.
    Info e prenotazione obbligatoria al 340.5897632. Il luogo di ritrovo sarà comunicato al momento della prenotazione.
    Ai partecipanti verrà consegnato un calendario da tavolo Archès 2022.
    L’escursione si svolgerà nel rispetto delle normative anti-covid 19.

  • Lungo il mio andare. Relazioni, cronache e racconti dei pellegrini del Mediterraneo

    Lungo il mio andare. Relazioni, cronache e racconti dei pellegrini del Mediterraneo

         

    “Smarrimenti” è il titolo della rassegna dell’Associazione culturale Archès che vede quest’anno la sua seconda edizione. Realizzata con il sostegno del Programma straordinario in materia di cultura e spettacolo 2020 della Regione Puglia, gli “smarrimenti” sono in realtà delle “erranze culturali” tra temi e luoghi diversi del Salento.

    Significativo è a tal proposito l’apertura della stagione autunnale del progetto nel Complesso di Leuca Piccola, luogo per eccellenza di incontri e racconti. I pellegrini moderni, seguendo le orme dei pellegrini antichi, si ritrovano in questo punto di passaggio dove un tempo si incrociavano lingue e storie. Sono previsti due incontri dal titolo “Lungo il mio andare. Relazioni, racconti e cronache dei pellegrini del Mediterraneo”.

    Venerdì 15 ottobre Gianluigi Vezoli, esperto di insediamenti rupestri, stabilirà dei parallelismi e dei confronti tra questi particolarissimi sistemi abitativi del Salento e la lontana India, in un viaggio ideale al di là del Mare nostrum.

    Il sabato successivo, 23 ottobre, il giovane Alessio Stefano, ricercatore e studioso di aspetti etnoantropologici del territorio, condurrà un “tour del sacro” dove verranno indagati i santuari rurali e il loro proprio legame con la devozione popolare.

    Entrambi gli appuntamenti iniziano alle ore 18, occorre prenotare con un messaggio whatsapp al 3405897632 e si svolgeranno nel rispetto della normativa antiCovid vigente.

  • La Via Leucadense. Un percorso storico esperienziale

    La Via Leucadense. Un percorso storico esperienziale

    Sabato 2 ottobre, alle ore 10, si terrà un’iniziativa gratuita, che contempla la rievocazione dell’esperienza di pellegrinaggio svolto lungo il tragitto che collega il santuario medievale di Santa Marina di Ruggiano al complesso monumentale di Leuca Piccola di Barbarano del Capo.
    Si tratta di un percorso caratterizzato da una forte componente ambientale e da caratteristiche uniche, come la presenza di vani-cellette per dormire a disposizione dei pellegrini, nonché diversi altri servizi. L’itinerario, ideato per gli ipovedenti, presenta difficoltà bassa ed è adatto a tutti, anche ai principianti.
    Al termine della passeggiata, condotta da guide abilitate della Regione Puglia, sarà offerta ai partecipanti una degustazione di prodotti tipici del territorio.
    Numero massimo partecipanti: 8 persone.
    Info e prenotazione obbligatoria: 340.5897632 (whatsapp), mail: associazionearches@gmail.com
    “Attività realizzata nell’ambito del progetto Tourism4all finanziato dal Programma Interreg Italia-Croazia 2014/2020 di cui il Dipartimento Turismo, Economia della Cultura e Valorizzazione del Territorio della Regione Puglia è partner.”
    @tourism4all
    @PiiilCulturaPuglia
  • Serata Messapica a Muro Leccese

    Serata Messapica a Muro Leccese

    Si terrà sabato 25 settembre 2021, all’interno del suggestivo contesto del Palazzo del Principe a Muro Leccese, la prima edizione della “Serata Messapica”, organizzata dall’Associazione custodi@, con il patrocinio del Comune di Muro Leccese e la collaborazione delle associazioni Archès ed Hephaisteion.

    Si tratta di un’iniziativa unica e suggestiva, dedicata alla cultura e all’enogastronomia, che permetterà non solo di scoprire e di toccare con mano l’antica storia messapica che ha caratterizzato per secoli questo territorio, ma anche di trascorrere anche un momento di convivialità tra aperitivi serviti su riproduzioni ceramiche e visite guidate accompagnate da rievocazioni storiche.

    Saranno svelati al pubblico oggetti e manufatti della vita quotidiana dei Messapi, le ricostruzioni di armi di Ruben Cataldo (ass. Hephaisteion), archeologo e archeo-metallurgo, il telaio classico di Melissa Calo’ e le tinture naturali realizzate con l’estrazione di pigmenti vegetali di Erika Bozzi.

    L’iniziativa sarà allietata con musica dal vivo grazie alle performance di Gioele Nuzzo, musicista di ampia esperienza, partecipante per due volte alla Notte della Taranta, proporrà un perfetto mix tra tradizione ed innovazione.

    Le visite saranno consentite in gruppi da 15 persone alla volta, a partire dalle ore 18.00 fino alle ore 22.00.

    Info e prenotazioni: 3382068948

    L’evento si svolgerà in ottemperanza alle disposizioni governative. I visitatori dovranno esibire la Certificazione verde COVID-19. La Certificazione attesta una delle seguenti condizioni: aver fatto la vaccinazione anti COVID-19 (in Italia viene emessa sia alla prima dose sia al completamento del ciclo vaccinale) o essere negativi al test molecolare o antigenico rapido nelle ultime 48 ore; essere guariti dal COVID-19 negli ultimi sei mesi.

  • Il centro storico di Morciano di Leuca in festa

    Il centro storico di Morciano di Leuca in festa

    Visite guidate, musica e intrattenimento con “Il centro antico di Morciano di Leuca in festa”. Una vera e propria “festa del borgo” per valorizzare la bellezza e la storia del paese: questo l’intento della manifestazione di venerdì 27 agosto, inserita nel cartellone di “Estate d’amare 2021” curato dall’Amministrazione comunale, con l’associazione Archès (informazioni: 0833.712318) nell’ambito del progetto della Regione “WeareinPuglia”.

    «A sera, il centro antico del paese si offrirà alla vista dei visitatori per regalare le suggestioni dei suoi vicoli, delle case a corte, delle strade e dei suoi palazzi.» ”, fanno sapere i promotori. La festa prenderà il via alle ore 19 con il laboratorio condotto da Erika Bozzi, esperta in moda e tinture naturali, sull’estrazione di pigmenti vegetali e stampa sul tessuto con la tecnica del block printing (ingresso libero, prenotazioni al 327.9497919). Il cortile interno di Palazzo Strafella in via Roma ospiterà giochi “ecosostenibili” e d’altri tempi con “Animarte”, mentre al primo piano ci saranno le esposizioni dei manufatti tessili, su antichi telai, di Anna Lucia Rizzello e “La rinascita delle antiche arti” di Anna Maria Mancarella (MancarellArt).

    Musica popolare dalle 21 con gli Amanti di Bacco, Ninìa e “Vincenzo e Francesca Graziani e i loro amici Pizzicati” mentre artisti e artigiani esporranno lungo via Nuova e via Ippolitis. Abilità e ironia vanno a braccetto in piazza Papa Giovanni XXIII con il Grande Lebuski nella performance “Bikeman”. Nel cortile d’ingresso di Casa Monteduro saranno esposte delle foto del passato a cura di Michele Rizzo, memoria storica fotografica di Morciano. I ritratti e le opere di Mario Piccinni faranno da cornice a via Nuova.

    (articolo tratto da Piazza Salento del 25/08/2021).