Tag: morciano di leuca

  • PRESENTAZIONE LIBRO  Misteriosi Antri. Leggende di grotte nel Salento – un racconto antropologico

    PRESENTAZIONE LIBRO Misteriosi Antri. Leggende di grotte nel Salento – un racconto antropologico

    VENERDÌ 9 ottobre ore 19, sala polivalente Torre Vado

    PRESENTAZIONE LIBRO

    Misteriosi Antri. Leggende di grotte nel Salento – un racconto antropologico, di Alessio Stefàno

    Il libro raccoglie – sotto forma di brevi racconti – le più affascinanti ed enigmatiche leggende carsiche salentine.

    L’autore offre alcune chiavi di lettura simboliche ed antropologiche delle stesse leggende, penetrando in maniera profonda nella cultura tradizionale del Salento, dove alcuni luoghi rappresentano non solo centri che legittimano identità e appartenenza delle popolazioni, ma vere e proprie soglie tra il mondo umano e sovrumano.

    Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Morciano di Leuca, Lorenzo Ricchiuti, e della consigliera delegata alla Cultura, Ombretta Renzo, l’autore dialogherà con Marco Piccinni (Gruppo Speleologico Tricase), che relazionerà sugli interventi di pulizia svolti all’interno della Vora Grande di Barbarano del Capo, e con Marco Cavalera (Archès APS), che farà il punto della situazione sul censimento, studio e accatastamento delle grotte di Torre Vado.

    Con l’occasione sarà proiettato il cortometraggio “La Vora Grande di Barbarano, tra geologia, storia e leggende”, realizzato da B. Luigi Nuzzo, con riprese di Emanuele Levantaci, Antonio Pellico e del GST e voce narrante di Elisa Maggio.

    Nel corso dell’incontro ci saranno voci e suggestioni teatralizzate a cura del Teatro delle Quinte, diretto da Nicola Luigi Torricella.

    Vi aspettiamo venerdì 9 ottobre alle ore 19.00 all’area servizi di Torre Vado, presso la sala polivalente.

    Iniziativa organizzata dall’Associazione Archès APS e dal Gruppo Speleologico Tricase, con il patrocinio del Comune di Morciano di Leuca e la preziosa collaborazione del Teatro delle Quinte.

  • Il centro antico di Morciano in festa (VI edizione)

    Il centro antico di Morciano in festa (VI edizione)

    Il centro storico del paese si prepara ad accogliervi con tutta la sua magia!
    Alcune riconferme, moltissime novità: quello che vi promettiamo è una serata di setcl, tantissima , , e naturalmente i nostri del territorio.
    Passeggiate tra vicoli suggestivi, case a corte, antichi palazzi e scorci ricchi di storia, vivendo un’esperienza unica nel cuore del borgo.
    Ecco il programma definitivo dell’edizione 2026.
    Nel cortile interno di Palazzo Strafella vi aspettano i giochi ecosostenibili a cura di AnimArte, pensati per divertire grandi e piccini.
    Ore 21.15 – Nell’atrio di Palazzo Laura il duo Sirokos, con Francesca Indino (soprano) e Margherita Mariano (pianoforte), regalerà un raffinato concerto.
    Ore 21.30 – In una corte di via Ippolitis, la straordinaria violinista e compositrice H.E.R. incanterà il pubblico.
    Dalle 22.30 – In Piazza San Giovanni, il coro “Coro a Coro”, diretto da Rachele Andrioli, porterà in scena musiche popolari e d’autore provenienti da tutto il mondo.
    Lungo Via Roma, via Ippolitis e nei vicoli del centro antico saranno presenti artigiani e artisti con le loro creazioni, mentre in una suggestiva corte prenderà vita “Poesie in Corte”, a cura del Teatro delle Quinte, dove parole, emozioni e memoria si intrecceranno in un’atmosfera speciale.
    Il divertimento sarà assicurato con Il Grande Lebuski Show, spettacolo comico-circense, e con i Rebel Circus, protagonisti della performance di acrobatica aerea “Sulle Corde del Cuore”, impreziosita dalla presenza delle trampoliere luminose “Las Brillantes”.
    In Piazza Giovanni Paolo II, il Mago Lord Renzo presenterà il suo nuovo spettacolo di magia.
    Nelle sale di Palazzo Strafella sarà possibile visitare una mostra di retrocomputer e console dagli anni ’80 a oggi, oltre a cimentarsi con una scacchiera gigante grazie all’ASD La Salle Salento Scacchi.
    Per l’occasione saranno aperte anche alcune delle più belle corti del centro storico.
    Nella corte Monteduro Fabiana Renzo esporrà le sue illustrazioni, insieme a Salvatore Galati.
    In Vico Torri ci sarà Elisa Maggio con letture per bambini.
    Nelle strade del paese ci sarà un raduno di auto storiche organizzato dall’Associazione Alessano motori d’epoca OLD CARS.
    E naturalmente non mancheranno i sapori del territorio, con degustazioni di vini e prodotti tipici a cura dell’Enoteca Melacotogna, il pentolo di Alessandro Colona, i gelati Ge.Co., il pomodoro di Morciano e tante altre gustose sorprese!
  • “Metessi”, gli intrecci di un passato sempre vivo

    “Metessi”, gli intrecci di un passato sempre vivo

    di Francesco Greco

    Talàru, sciuscìtta, còfunu, cannavazzu, macìnala, cusifièrru…

    Il passato torna vivo più che mai anche nelle parole. A dire anche, o soprattutto, del nostro disagio nella modernità alienante, spersonalizzante, i suoi modelli, icone, feticci, che portano solitudine e ipertrofia dell’ego.

    A Palazzo Strafella (Morciano di Leuca, Lecce) il tempo rallenta, fin quasi a fermarsi e senti il battito del suo cuore, il respiro quieto.

    Cosimo Greco, impagliatore di sedie

    Melissa ci fa subito notare che le donne dell’altro secolo, sedendo per infilare il tabacco, lavorare a maglia o semplicemente a chiacchierare con le vicine al fresco davanti all’uscio di casa, intrecciavano i piedi.

    Declinazione antropologica che andrebbe indagata.

    Poi ci mostra un telaio d’epoca messapica: l’arte della tela e del canovaccio è antica e transita dalle donne di Messapia, altere, belle, libere, dolci come il miele, transita da loro a Penelope (sono contemporanee).

    Quindi ricami preziosissimi. Pezzi unici realizzati con tecniche sconosciute ai più e tramandate di generazione in generazione, di madre in figlia, mai trascritte.

    Segreti ancestrali, trasmessi col sangue e la memoria, l’affabulazione, che intrecciano il dna di una terra e un popolo che rilegge in termini dialettici e identitari alla mostra “Metessi” (fino a metà settembre, a cura di Melissa Calò, con le foto emozionanti del maestro Michele Rizzo).

    Ci soffermiamo davanti al registro delle firme: i visitatori vengono da tutto il mondo. E restano senza parole.

    Dinanzi ai manufatti e alla gallery di facce scure di sole, serie, mistiche, come chi sa cosa la vita vuole da loro. Quando il fuoco era sempre acceso e forse teneva distanti i dèmoni.

    Uomini che piegano la natura, nella fattispecie le canne, il giunco, il vincastro, la saggina…

    Ecco il maestro dei panari (cesti), la maestra delle fiscaredde (contenitori della ricotta) e l’intrecciatore delle sedie di paglia, Cosimo Greco, arte ereditata dalla madre Maria Angela, che l’aveva ricevuta in dono dal padre Domenico Maria Profico da Gagliano, che sposò Palma Maria Carmela Nuzzo da Montesardo, cinque figlie (Caterina, Cristina, Maria, Francesca detta “Chicca”) e tutte impararono l’arte.

    Usciamo da Palazzo Strafella e nelle orecchie ci rimbomba il ritmo meccanico dei telaio nei vicoli di sole della nostra infanzia, la sciuscitta (spoletta) scorre veloce fra le mani piccole e svelte delle nostre nonne.

    Quando il tempo aveva una scansione lenta e scorreva con una sensualità oggi perduta. La vita aveva una sua sacralità, si intrecciava come l’ordito con le canne conficcate al muro. la macinala (arcolaio), il cusifierru (incannatoio)…

  • “SEMIOTIC DESIRE” TORRE VADO RASSEGNA ARTE 2025

    “SEMIOTIC DESIRE” TORRE VADO RASSEGNA ARTE 2025

    Torre Vado – Sala Polivalente del Comune di Morciano di Leuca – Agosto 2025

    E’ per noi un piacere avere l’opportunità di presentare in anteprima, presso la Sala Polivalente del Comune di Morciano di Leuca, la nuova opera “Semiotic Desire” dell’artista Alex Papavassiliou. Il dipinto si inserisce all’interno del ciclo “Semiotic Turn”, una collezione dedicata al nuovo modo di vedere l’esistenza umana svelato dalla Semiotica, lo studio dei segni, in omaggio ai protagonisti della “svolta semiotica” Ferdinand de Saussure, Algirdas Julien Greimas, Charles Sanders Peirce, Umberto Eco, Roland Barthes e Bruno Latour. Il dipinto richiama ad una riflessione sulla differenza tra “bisogno” e “desiderio” e sul nostro incessante movimento verso ciò che non si conosce e al contempo di cui si sente la mancanza: l’Altro. È il riconoscimento che il desiderio prende forma solo attraverso il linguaggio, i segni e l’apertura all’esterno.

    Lo sguardo semiotico, rappresentato dall’artista con i tre occhi, è alla base della nuova prospettiva di comprensione del reale, che richiede una osservazione contemporanea del passato, del presente e del futuro. Questa tripartizione permette di comprendere come i segni non solo esistano in un determinato momento, ma come costituiscano dei “ponti”, dei rimandi a significati precedenti e futuri.

    Le altre opere presenti in mostra Sirena Leucàsia, Zis Batas – Zeus dei Messapi, Venere Semiotica – Venere di Parabita, Oliphanti Sinestici esprimono il forte legame e passione dell’artista con il Salento e le sue origini.

    Torre Vado – Sala Polivalente del Comune di Morciano di Leuca – Agosto 2025

    INTERVISTA AD ALEX PAPAVASSILIOU A CURA DI MARCO CAVALERA PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE ARCHES

    1. La semiotica assume nella Sua arte un ruolo fondamentale. Ce ne parli.
      R. La semiotica, lo studio dei segni, sta rivoluzionando i modelli di comprensione e sviluppo della comunicazione umana. Qualunque segno lasciato dall’uomo, o che l’uomo lascerà, non è creato per sé, ma per gli altri, per relazionarsi con gli altri. Questo rende i segni fondamentali per la comunicazione tra esseri umani e per la vita sociale. Ogni categoria di segno studiata dalla semiotica – testo scritto, composizione musicale, dipinto, scultura, fotografia, filmato, oggetto di design o edificio architettonico – genera contemporaneamente informazioni ed emozioni, costituendo la struttura completa della comunicazione umana e comprendendo, sia la sfera razionale, sia quella emotiva. Questo processo è alla base della filogenesi, l’evoluzione della specie.
      Ogni segno possiede una magia intrinseca, poiché crea un ponte temporale: è qualcosa che esiste nel presente ma rimanda a qualcosa che non è presente (aliquid stat pro aliquo). Una nota su un foglio di carta richiama il suono di uno strumento che ha suonato o che suonerà. Il segno “attraversa il tempo”; lo sguardo semiotico deve utilizzare tre occhi: uno per guardare il presente, dove risiede il segno, e due per guardare simultaneamente il passato e il futuro, dimensioni a cui il segno rimanda.
      “Semiotic Turn” è una serie di opere dedicate ai principali protagonisti della “svolta semiotica”, tra cui Ferdinand de Saussure, Algirdas Julien Greimas, Charles Sanders Peirce, Umberto Eco, Roland Barthes e Bruno Latour. Questi studiosi, in modalità e contesti differenti, hanno individuato e rivelato una convergenza nei processi di comprensione e significazione in letteratura, poesia, musica, pittura, fotografia, cinema e design.Al centro c’è sempre l’uomo e il suo “spazio mentale”, l’unica dimensione in cui esiste l’emozione. Qui, il significante domina sul significato, l’ottuso prende il sopravvento sull’ovvio, l’universale vince sul particolare, e la felicità e la realizzazione non hanno limiti. In questo spazio, la sinestesia amplifica la percezione di ambiti sensoriali differenti, rendendo l’esperienza umana ancora più ricca e complessa.
    2. Che cosa l’ha spinta ad esporre le opere presso gli spazi espositivi della rassegna Arte a Torre Vado?
      R. Sono rimasto affascinato dal “viaggio nel tempo” che mi ha fatto vivere l’associazione culturale Archès, con una guida d’eccezione per scoprire i siti archeologici paleolitici e messapici, i complessi monumentali e alcune unicità naturali sconosciute del territorio salentino. Ho accolto con entusiasmo la proposta di esporre alcune opere a Torre Vado anche per le mie radici greche, che sono fortemente presenti nella cultura nelle tradizioni e nella lingua salentina. Tutti noi abbiamo una parte considerevole delle nostre radici greca e bizantina, risultato di una contaminazione e fusione prolungata con la popolazione locale. Questa alterità vive in noi, rappresentando un’eredità da ricordare per i suoi aspetti sia positivi sia negativi, ma in ogni caso sicuramente presente.
    3. In occasione dell’esposizione a Torre Vado verrà presentata l’opera inedita “Semiotic Desire”. Perché un’opera ispirata alla differenza tra bisogno e desiderio, alla psicanalisi di Freud e Lacan?
      R. Esiste un parallelo tra la Semiotica e la Psicanalisi. Entrambe utilizzano la stessa “cassetta degli attrezzi” che è la comunicazione umana, nelle sue varie forme, anche se per scopi diversi.
      Freud, Lacan e Levinas hanno di fatto dato molta rilevanza alla differenza tra il “Bisogno” (che tende al possesso alla chiusura su se stessi) e il “desiderio” (che tende all’apertura). “Semiotic Desire” è un dipinto del ciclo Semiotic Turn, in cui il desiderio è rappresentato come un corpo aperto, attraversato da segni, suoni, linguaggi. L’opera non raffigura il bisogno: lo lascia fuori campo, come ciò che il desiderio supera e rifiuta. Qui non c’è chiusura né soddisfazione: c’è solo movimento verso, tensione, apertura all’alterità. Il corpo non si chiude in una forma definita, ma si estende nello spazio attraverso strumenti musicali che costituiscono il corpo stesso: come se il desiderio si suonasse. I capelli della figura, lunghi e fluttuanti, si dispiegano come un pentagramma vivente, attraversati da note musicali che prendono il volo. Le note si staccano dalla partitura e si trasformano progressivamente in uccelli che si librano verso l’alto, verso un cielo che non si vede, ma si intuisce. Intorno alla figura fluttuano finestre, simboli antichi e moderni della separazione tra interno ed esterno, tra prima e il dopo, separati da un vetro di invisibile presente. Tutto è in movimento, tutto tende verso l’Altro. Nulla è chiuso. Non c’è rappresentazione esplicita del “bisogno”, ma il suo spettro aleggia, come un’assenza: ciò che il desiderio eccede, rifiuta, trascende. Il bisogno chiude, soddisfa, spegne. Il desiderio, invece, è apertura infinita, è il linguaggio che cerca senso nell’Altro, è la relazione mai risolta, mai colmata. Se il bisogno appartiene all’ordine della natura, il desiderio appartiene all’ordine della cultura, del simbolico, dell’etico. Semiotic Desire è un’opera sul movimento incessante verso ciò che non si conosce e al contempo di cui si sente la mancanza: l’Altro. È il riconoscimento che il desiderio prende forma solo attraverso il linguaggio, i segni, l’apertura all’esterno. L’opera è in omaggio al poeta Greco Ghiannis Ritsos “La finestra”, in Quarta dimensione: <La finestra indica spazio interiore aperto su un universo mite e conosciuto eppure sempre dicente, alludente, mostrante. E’ una macchina da presa che ci mostra, con il suo occhio, il lento scorrere sulle ere del mito riportandocelo con i suoi riti impassibili.>
    4. Ci parli della precedente mostra “Metabole” che si è tenuta presso questo spazio nel 2024.
      R. “Metabole” è un termine di origine greca che si riferisce al concetto di mutamento. E’ un concetto poliedrico che trova applicazione in numerosi campi del sapere umano e rappresenta l’idea fondamentale del cambiamento, del passaggio da uno stato all’altro e della variazione in diversi contesti. La comprensione di questo termine può offrire una prospettiva più ricca e approfondita su come percepiamo e interpretiamo i mutamenti nella natura, nella cultura e nella società. Attraverso questa esposizione viene proposta una esplorazione delle radici storiche e culturali, utilizzando il simbolismo e la metafora per connettere il presente con il passato e il futuro. E’ una proposta di cambiamento del modo di comprendere il reale, attivando lo “sguardo semiotico” per andare oltre la superficie del significato, scavando nel significante.
    5. Suo padre Petros è stato un importante artista surrealista. Quale tra gli insegnamenti che Le ha impartito ha più a cuore?
    6. Solo pochi hanno la fortuna di crescere con un padre artista, un maestro che sin dall’infanzia ti trasmette la passione per l’arte. Attraverso lui, entri nel mondo dell’arte respirando l’essenza degli olii, comprendendo la potenza del segno e dei colori e la loro capacità di penetrare nei recessi della mente umana, facendo vibrare le corde dei sentimenti più profondi. Il surrealismo si rivela così un potente strumento di indagine della realtà nelle sue dimensioni più intime, subconsce e atemporali. Tra gli insegnamenti preziosi che ho ricevuto, c’è una frase che risuona nel mio cuore: “Un’opera d’arte diventa autentica quando, vedendola, ciò che sei evolve. Se sei in uno stato X, diventi X+1”. Questo significa che osservando un’opera d’arte, dovrebbe aggiungere qualcosa alla tua esperienza, cambiarti in qualche modo. Come affermava lo scrittore greco Nikos Kazantzakis, l’uomo ha tre doveri primari: percepire dentro di sé tutta la storia dei propri antenati, contribuire con qualcosa di nuovo e ispirare il proprio figlio a superarlo. Un’opera d’arte non può limitarsi a esistere per sé stessa; deve essere in grado di aggiungere qualcosa al suo spettatore.
  • MORCIANO DI LEUCA. IL CENTRO ANTICO IN FESTA

    MORCIANO DI LEUCA. IL CENTRO ANTICO IN FESTA

    Morciano di Leuca, 26 agosto 2025, a partire dalle ore 20

    Si tratta della quinta edizione di uno spettacolo itinerante nel suggestivo centro storico di Morciano di Leuca. Le vie del centro storico si animeranno per la presenza di giocolieri, artigiani, artisti, musicisti, con l’obiettivo di far convivere arti espressive, teatro di strada, musica tradizionale, storia e far rivivere nel centro storico l’atmosfera dei tempi in cui ci si ritrovava nelle corti e nelle piazze per socializzare.

    Il centro antico del paese si offrirà alla vista dei visitatori per regalare le suggestioni dei suoi vicoli, delle case a corte, delle strade e dei suoi palazzi.

    Il cortile interno di Palazzo Strafella ospiterà i giochi “ecosostenibili”, a cura di AnimArte.

    Alle 20 Il Teatro delle Quinte ci farà scoprire gli angoli più nascosti del paese con una visita guidata teatralizzata tra leggende, storie e racconti inediti.

    Alle 21 nell’atrio del Castello Valentini si esibirà il pianista Fabio Afrune (ingresso su prenotazione).

    Dalle 22 risuoneranno in piazza San Giovanni le sonorità dei canti popolari dei Salentrio e degli Emian, con la loro musica tra linguaggi folk nordeuropei e mediterranei, in una suggestiva corte.

    Ci sarà la preziosa presenza di artigiani e artisti che esporranno le loro opere lungo Via Roma, via Ippolitis e nelle diverse corti che si affacciano nel centro antico.

    Gli acrobati “duo Lunade”, Daniela Olimpio con le sue bolle di sapone e il mago Lord Renzo offriranno la propria performance in Piazza Giovanni Paolo II.

    Con l’occasione saranno aperti alcuni beni del centro storico. Non mancherà l’enogastronomia con degustazioni di vini e prodotti tipici.

    Nelle sale di Palazzo Strafella è ospitata “Metessi”, la mostra curata da Associazione Archès, celebra l’antica arte dell’intreccio: giunco, tessitura, tombolo, macramè, il tutto in connessione con le fotografie di Michele Rizzo.

    Il programma è in costante aggiornamento e sarà man mano svelato…

  • METESSI – L’ARTE DELL’INTRECCIO IN MOSTRA

    METESSI – L’ARTE DELL’INTRECCIO IN MOSTRA

    Quando i fili si intersecano, si attraversano, si annodano l’uno all’altro nasce un intreccio.

    Dai fili e dalle mani si crea un manufatto: una rete che sostiene, un tessuto che copre, una cesta che contiene ed abbraccia, un merletto che espande bellezza ed incanto.
    La mostra itinerante “Metessi – l’arte dell’intreccio”, curata dall’Associazione Archès, mette in connessione i materiali, il territorio che li ha prodotti e che ha ospitato gli uomini e le donne che li hanno plasmati e modificati: un dialogo ancestrale che ha prodotto saperi e oggetti unici.
    Giunco, tessitura, tombolo, macramè, sono gli ambiti che la mostra vuole esplorare guardando al passato ma con lo sguardo al tempo presente e futuro. Partendo dalla ricostruzione di un telaio verticale a pesi di epoca messapica, saranno esposti alcuni telai salentini di periodi e stili differenti e moderne rielaborazioni di accessori d’abbigliamento.
    Gli oggetti – utensili e manufatti – “dialogheranno” con le fotografie di Michele Rizzo che riporta nel presente visioni e persone di un passato (apparentemente) dimenticato.

    Contro la monocoltura del turismo, l’impoverimento ambientale, economico e culturale degli ultimi decenni Metessi crede nel potenziale “politico” del recupero di questa forma di artigianato: si intrecciano fili, ma anche e soprattutto, relazioni.

    Le porte di Palazzo Strafella a Morciano di Leuca (via Roma n. 6) si apriranno ai visitatori lunedì 21 luglio alle ore 21.

    Nel corso della serata sarà proiettato il documentario “Samenti”, di Emanuele Levantaci. Cinque storie, sette voci, un racconto sulla Morciano di ieri. Samenti raccoglie le testimonianze dei suoi abitanti per restituire uno sguardo autentico sulla vita e i mestieri di un tempo.

    La mostra sarà aperta al pubblico tutti i giorni, a partire dal 21 luglio, dalle 19 in poi.

    Programma della serata

    Saluti istituzionali:

    Lorenzo Ricchiuti – Sindaco di Morciano di Leuca

    Sofia Renna – Assessore al Turismo

    Ombretta Renzo – consigliera delegata alla Cultura

    Don Gianni Leo – parroco di Morciano di Leuca.

    Interventi di:

    Melissa Clelia Calo’ – Ass. Archès – curatrice della mostra

    Michele Rizzo – curatore della mostra fotografica

    Emanuele Levantaci – autore del documentario “Samenti”

    HANNO PARTECIPATO ALLA MOSTRA con le loro creazioni:

    Francesco Cazzato (tombolo)
    Maria Luisa e Beatrice Cassiano (macramè e chiaccherino)
    Giulia De Carlo (marcromacramè)
    Ambrogio Rosafio (giunco e tessitura)
    Melissa Calo’ (tessitura)

    RINGRAZIAMENTI

    Antonio Cavallo (video)

    Giuliana Borrello (organizzazione)

    Stefania Borrello (testi)

    Metis_è. Chiara Piri Emanuela Tundo

  • Acque effimere. Sorgenti, canali, stagni temporanei nel basso Salento

    Acque effimere. Sorgenti, canali, stagni temporanei nel basso Salento

    di Marco Cavalera
    Il Salento tra Uomo e Natura

    La siccità, la terra arida e l’aspra roccia calcarea hanno da sempre messo a dura prova la resistenza delle comunità che hanno abitato il Salento. L’ambiente tuttavia, pur nel suo aspetto ostile, ben accoglie chi è disposto a lottare per viverci. La terra rossa, simbolo di un paesaggio che si surriscalda sotto il sole cocente, si mescola con la poesia della sua attesa delle piogge, che sono viste quasi come una benedizione che allevia il peso di un’avversa condizione.

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    L’uomo e la natura sembrano quasi danzare su una linea sottile, un confine che non è mai del tutto definito, ma che costantemente sfuma tra la civiltà e l’istinto primordiale. La natura, aspra e selvaggia, rappresenta una forza che sfida l’uomo, ma allo stesso tempo lo alimenta, lo nutre e lo mette alla prova. In questo scenario, la “civilizzazione” non è mai separata da questa lotta con l’ambiente: anzi, la sua stessa esistenza è costruita su un rapporto di continua resistenza e adattamento.

    Le abitazioni, le coltivazioni e le tradizioni non sono altro che testimonianze di questa sfida quotidiana, dove l’uomo, pur con la sua capacità di trasformare l’ambiente, non riesce mai a sottomettere completamente la terra. È come se il legame con la natura fosse indelebile, una sorta di richiamo primordiale che l’uomo non può ignorare, ma che non vuole nemmeno perdere. E così, nella durezza della terra e nel caldo inclemente del sole, l’uomo trova il suo posto, ma anche il suo limite: l’assenza di acqua superficiale completa le difficoltà.

    L’acqua e il Salento

    Il territorio salentino, pur essendo caratterizzato da una media annua di circa 700 millimetri di piogge, presenta una rete idrografica superficiale scarsamente sviluppata. Questo fenomeno è dovuto a diversi fattori, tra cui la geologica del suolo e la sua morfologia. Le rocce permeabili, infatti, favoriscono l’infiltrazione dell’acqua, impedendo la formazione di fiumi o corsi d’acqua superficiali significativi. Inoltre, la debole inclinazione del terreno contribuisce a rallentare il deflusso delle acque, che invece di scorrere in superficie, tendono a filtrare nel sottosuolo.

    Questo assetto idrografico particolare è una delle ragioni per cui, nonostante le piogge annuali, il paesaggio appare così asciutto e arido. La scarsità di corsi d’acqua superficiali ha anche un impatto sulle coltivazioni e sull’agricoltura, che dipendono in gran parte dalle risorse idriche sotterranee e dalla gestione delle acque piovane.

    L’acqua, quindi, diventa un bene prezioso, custodito e sfruttato con attenzione.

    Fin dall’antichità, la popolazione locale ha sviluppato dei sistemi ingegnosi per raccogliere e conservare le scarse risorse idriche. Le prime evidenze di queste pratiche risalgono all’età romana, quando l’ingegneria idraulica avanzata veniva applicata anche in queste terre, apparentemente lontane dai grandi centri urbani dell’Impero.

    Le vasche per l’approvvigionamento idrico, chiamate anche cisterne o pozzi, erano strutture scavate nel terreno o costruite in muratura, utilizzate per raccogliere l’acqua piovana. Questi impianti venivano posizionati strategicamente per sfruttare le piogge stagionali e permettere alla popolazione di avere acqua disponibile durante i periodi di siccità. Le cisterne erano spesso collegate a canali di raccolta che convogliavano l’acqua piovana dalle superfici circostanti direttamente nelle vasche.

    Queste, di solito ubicate nei pressi delle ville rurali o delle tenute agricole, erano spesso coperte per evitare l’evaporazione. Le stesse continuavano a essere utilizzate nei secoli successivi, adattandosi alle necessità mutevoli del territorio, ma mantenendo una radice profonda nelle pratiche sviluppate dai romani.

    Queste strutture sono ancora oggi visibili, sebbene molte siano in stato di abbandono, testimoniando un’eredità antica che continua a influenzare la vita del Salento.

    Vasche di raccolta d’acqua in età romana. Il “Cisternale” di Vitigliano

    La cisterna monumentale, ai piedi della collina nella periferia nord-occidentale di Vitigliano, rappresenta un eccezionale esempio di ingegneria idraulica dell’antichità, che testimonia l’importanza dell’approvvigionamento idrico per le comunità rurali del Salento, in particolare in periodi di siccità. Scavata nel banco di roccia, ha una capacità straordinaria, in grado di contenere oltre 162.000 litri d’acqua. La struttura, lunga 12,30 metri e larga 3,05 metri, è sostenuta da pilastri di pietra che sorreggono una copertura di lastre, sormontate da capitelli a forma di piramide rovesciata  (fig. 1, 2).

    Fig. 1: “Cisternale” di Vitigliano.

    Fig. 2: “Cisternale” di Vitigliano (particolare dei pilastri e delle lastre di copertura).

    La presenza di gradini e cavità circolari suggerisce che la cisterna fosse alimentata sia dalle acque di deflusso pluviale tramite canali di scolo, che da eventuali falde acquifere sotterranee. La struttura ha tutte le caratteristiche tipiche dei criptoportici romani, che erano usati per creare spazi coperti e protetti per conservare l’acqua in modo sicuro e duraturo. La cisterna non serviva soltanto un nucleo familiare, ma una comunità rurale più ampia, dedita all’agricoltura e all’allevamento, che esportava i propri prodotti in tutto il bacino del Mediterraneo.

    Gli studiosi hanno formulato diverse ipotesi riguardo alla sua datazione e funzione. Cosimo De Giorgi ipotizzò che la cisterna fosse stata inizialmente utilizzata come ipogeo (tomba sotterranea) prima di essere riadattata per la raccolta dell’acqua, mentre Pasquale Maggiulli suggerì che potesse risalire all’età del Ferro, attribuendole una funzione sepolcrale iniziale. L’archeologo Adriano Prandi, invece, ritenne che la struttura di età romana, dato l’uso di un intonaco impermeabile di cocciopesto e le dimensioni dei blocchi di copertura, che corrispondono al piede romano (29,6 cm).

    In ogni caso, la cisterna aveva una funzione cruciale nel garantire l’approvvigionamento idrico durante tutto l’anno, anche nei periodi di siccità, assicurando un flusso costante d’acqua per gli insediamenti agricoli e rurali situati tra Vaste, Vitigliano, Vignacastrisi e Ortelle, dove sono stati individuati numerosi siti di piccole e medie dimensioni risalenti all’età romana e tardo antica. La presenza di simili strutture in tutta la regione salentina e nelle aree limitrofe, come nel tarantino e nel brindisino, rafforza l’idea che la gestione dell’acqua fosse una questione fondamentale per l’efficienza agricola e la prosperità delle comunità.

    L’esistenza di vasche per la raccolta dell’acqua piovana è una caratteristica distintiva degli insediamenti rustici romani, soprattutto quelli dedicati alla produzione agricola.

    Nel tarantino (nella Masseria Fontana), nel brindisino (nella Masseria San Giorgio), e nel leccese, dove è stata individuata una serie di cisterne a Morciano di Leuca, nella località Concagnane (fig. 3, 4). Si tratta di insediamenti, spesso situati lontano dai grandi agglomerati urbani, che dipendevano da sistemi idrici autonomi, costruiti per garantire una fornitura continua di acqua potabile e per l’irrigazione delle coltivazioni.

    Fig. 3, 4: alcune cisterne rinvenute in loc. Concagnane a Morciano.

    In età medievale e moderna

    Il problema della gestione della raccolta delle acque è rimasto un aspetto centrale anche in età medievale e moderna, continuando a influenzare le modalità di vita e di organizzazione degli insediamenti.

    Due esempi significativi si trovano nei pressi di Masseria Don Lattanzio, a Cutrofiano, e a Macurano, nel comune di Alessano (fig. 5, 6). In entrambi i casi, si tratta di testimonianze di canalizzazioni e cisterne che suggeriscono una continua attenzione alla gestione dell’acqua. A Cutrofiano, in particolare, sono stati rinvenuti sistemi di canalizzazione che raccoglievano e convogliavano l’acqua piovana verso una cisterna semi ipogeica.

    Fig. 5, 6: sistemi di canalizzazione acqua in una masseria di Macurano.

    In alcuni casi, a Macurano, sono state utilizzate come vasche delle presunte tombe di età più antica (fig. 7). Questa pratica di riutilizzo di strutture funerarie come serbatoi d’acqua evidenzia non solo una continuità di utilizzo del territorio, ma anche la capacità delle comunità medievali e moderne di adattarsi alle necessità quotidiane, sfruttando le risorse già esistenti in modo pragmatico.

    Fig. 7: cisterna ricavata in una presunta tomba nelle campagne di Macurano.

    Le cisterne medievali e moderne sono quindi una testimonianza di un’eredità che parte dall’antichità e si perpetua nel tempo, con l’adattamento delle strutture preesistenti a nuove funzioni.

    Sorgenti e torrenti naturali nel territorio dei Fani (Salve)

    Nel territorio di Salve esempi di sistemi idrici sono rappresentati dai canali Tariano (fig. 8), Fano (fig. 9) e Muscio.

    I canali Muscio e Tariano sono a regime pluviale e si attivano principalmente in seguito alle precipitazioni. Questo significa che il flusso d’acqua dipende dalle piogge stagionali e dalla loro intensità.

    Fig. 8: fondo del Canale Tariano (Salve).

    Al contrario, il Canale Fano, nel suo ramo occidentale, si distingue per la presenza di un ruscello perenne, alimentato da sorgenti di acqua dolce. La principale fonte di approvvigionamento per questo ruscello è una piccola grotta scavata nel calcare, situata lungo il versante orografico sinistro, a circa 200 metri a valle della Masseria Fano. La sorgente che alimenta il ruscello ha una portata che può variare notevolmente a seconda delle stagioni: durante la stagione delle piogge, la portata media della sorgente è di circa 100 litri al minuto. Tuttavia, nel periodo estivo, quando la disponibilità di acqua nelle falde è ridotta, la portata della sorgente diminuisce drasticamente, fino a diventare quasi nulla, a causa della scarsità di piogge e della naturale riduzione delle falde acquifere.

    Fig. 9: ruscello del Canale Fano (marzo 2022).

    Questo contrasto tra i due canali evidenzia come, nel Salento, l’approvvigionamento idrico possa dipendere da diverse fonti e modalità di raccolta: da un lato, attraverso canali a regime pluviale come il Canale Muscio, e dall’altro, l’approvvigionamento da sorgenti come quello del Canale Fano. La gestione delle risorse idriche in queste aree continua a essere una sfida, in quanto dipende fortemente dalle precipitazioni e dalle condizioni ambientali, con impatti diretti sulle attività agricole e sulla vita quotidiana delle popolazioni locali.

    L’acqua e la morte. Un tragico evento a Salve nel 1615

    A Salve nel 1615 si verificò un evento straordinario, in cui purtroppo perse la vita una giovane fanciulla. La notizia è riportata da padre Luigi Tasselli nell’opera “Antichità di Leuca” (Lecce 1693):

    “l’anno 1615 superchiarono tanto le piogge e l’acque la nostra Provincia, ed in specialità tutto questo Capo salentino, che le profonde voraci e maravigliose di Barbarano si empirono tutte a dismisura; ed in Salve crescendo fuori di modo le acque, in luoco non basso ma alto, si avanzarono otto palmi, per le quali affogata rimase una donzella in età di 10 anni“.

    L’evento descritto da padre Luigi Tasselli si riferisce a una straordinaria inondazione che colpì il Salento nel 1615, in particolare l’area di Salve, uno dei comuni più meridionali della provincia di Lecce. Secondo la testimonianza, le piogge eccezionali di quell’anno provocarono un innalzamento anomalo delle acque, che superarono livelli mai visti prima, mettendo in ginocchio il Capo di Leuca.

    Il testo riporta con grande drammaticità come a Salve, in località Ortomasciu, le acque salirono di ben otto palmi (circa 2 metri), allagando vaste aree (fig. 10, 11). L’evento fu così tragico da causare la morte per annegamento di una giovane fanciulla di soli 10 anni. Questo episodio evidenziava le potenzialità devastanti delle precipitazioni abbondanti che, in mancanza di un efficace sistema di drenaggio o protezione, potevano provocare danni significativi.

    Il racconto di padre Tasselli, infatti, non è solo una testimonianza della forza incontrollata degli elementi, ma anche una riflessione sulla fragilità delle comunità rurali e sull’importanza della gestione dell’acqua. L’evento del 1615 rimane una delle numerose storie che sottolineano il legame tra l’uomo e l’ambiente, e la costante tensione tra la necessità di sfruttare le risorse naturali e la vulnerabilità alle forze della natura.

    Fig. 10, 11: loc. Ortomasciu (Salve) a seguito di forti precipitazioni.

    Stagni temporanei nel Salento. Il comprensorio dei “Paduli”

    Il comprensorio dei Paduli si estende su un’area che coinvolge 12 comuni salentini, tra cui Specchia. Si tratta di un territorio in cui scorrono numerosi canali a carattere pluviale, che giocano un ruolo fondamentale nel raccogliere le acque meteoriche provenienti dalle precipitazioni (fig. 12, 13, 14, 15). Questi canali non sono permanenti, ma si attivano principalmente durante le piogge, raccogliendo l’acqua che altrimenti defluirebbe rapidamente. La geomorfologia favorisce la formazione di stagni temporanei, che possono persistere anche per settimane o mesi. Questi acquitrini hanno una grande importanza ecologica, poiché offrono rifugio e nutrimento a numerose specie di flora e fauna idrofile e di uccelli migratori.

    Pertanto la presenza di zone umide nel comprensorio dei Paduli favorisce una ricca biodiversità, con la presenza di piante acquatiche, anfibi, insetti, uccelli e altri animali che dipendono da questi habitat per la loro sopravvivenza. Questi spazi naturali sono quindi un patrimonio ecologico che necessita di essere protetto e conservato, anche in considerazione dell’intensificazione delle attività agricole e urbanistiche che minacciano questi delicati ecosistemi.

      

    Fig. 12, 13, 14, 15: stagni temporanei nel territorio di Specchia.

    Le acque di Miggiano

    Il territorio di Miggiano disponeva – in epoche antiche – di notevoli risorse idriche, grazie ad un canale naturale che si sviluppava dall’area paludosa di Supersano (lago Sombrino), attraversava i feudi di Ruffano, Torrepaduli e Miggiano (località Rutti-Sala) e, infine, sfociava a Tricase Porto (canale lu Riu). È probabile che questo abbia attratto i numerosi gruppi umani che, a partire dall’età dei metalli, si sono stanziati nel comprensorio. De Giorgi, a tal proposito, affermava che “nelle contrade Curti, Nesca e Pozzomasciuri la zona acquifera oscilla dai m. 6,50 agli 6 metri, ma le acque si perdono nell’estate”.

    Fig. 16, 17, 18, 19: stagni temporanei nel territorio di Miggiano.

    La Padula Mancina (Montesano Salentino)

    L’area di Padula Mancina, situata a nord-ovest di Montesano Salentino, rappresenta uno degli ultimi residui di un’ampia palude che un tempo caratterizzava la zona. Questa area acquitrinosa ospita una serie di elementi di grande interesse naturalistico, tanto da costituire un habitat ricco di biodiversità (sito a interesse comunitario).

    La palude ora è ridotta ad uno stagno di modeste dimensioni, con una superficie di circa 2,5 ettari (fig. 20, 21).

    Nonostante la siccità che ha ridotto in parte l’estensione della palude originale, Padula Mancina rimane una testimonianza importante del passato acquitrinoso della territorio e rappresenta una risorsa ecologica di grande valore. L’area continua a essere un rifugio per una varietà di specie animali e vegetali, alcune delle quali legate agli ambienti umidi e che trovano qui un habitat ideale, da proteggere e tutelare.

    Fig. 20, 21: Padula Mancina (Montesano Salentino).

    Per approfondire i progetti di studio e valorizzazione della Padula Mancina, si consiglia la visione del documentario “Le acque effimere di Padula Mancina. Storie di stagni mediterranei nel Salento”. Una produzione Manu Manu Riforesta! – di Bruna Rotunno e Ada Martella.

    Bibliografia:

    Cavalera M., Medianum. Ricerche archeologiche nel territorio di Miggiano, Montesano Salentino e Specchia, Tricase, 2009.

    De Giorgi C., Descrizione fisica geologica e idrografica della provincia di Lecce, pp. 279-280, Lecce, 1922.

    Febbraro N., Archeologia del Salento. Il territorio di Salve dai primi abitanti alla romanizzazione” , Tricase, 2011.

     

  • MORCIANO DI LEUCA. IL CENTRO ANTICO IN FESTA (26 agosto)

    MORCIANO DI LEUCA. IL CENTRO ANTICO IN FESTA (26 agosto)

    Morciano di Leuca, 26 agosto 2024, a partire dalle ore 21

    Si tratta della quarta edizione di uno spettacolo itinerante nel suggestivo centro storico di Morciano di Leuca. Le vie del centro storico si animeranno per la presenza di giocolieri, artigiani, artisti, musicisti, con l’obiettivo di far convivere arti espressive, teatro di strada, musica tradizionale, storia e far rivivere nel centro storico l’atmosfera dei tempi in cui ci si ritrovava nelle corti e nelle piazze per socializzare.

    Il centro antico del paese si offrirà alla vista dei visitatori per regalare le suggestioni dei suoi vicoli, delle case a corte, delle strade e dei suoi palazzi.

    Il cortile interno di Palazzo Strafella ospiterà i giochi “ecosostenibili”, a cura di AnimArte.

    Dalle 21 risuoneranno le sonorità dei canti popolari degli Amanti di Bacco. Le strade del paese saranno allietate dai musicisti della Banda di Taviano con le colonne sonore di memorabili film, mentre una corte ospiterà il musicista e compositore egiziano Ahmed Omran.

    Ci sarà la preziosa presenza di artigiani e artisti che esporranno le loro opere lungo Via Roma, via Ippolitis e nelle diverse corti che si affacciano nel centro storico.

    Nel rione Torri è prevista animazione di un dj set.

    Il Grande Lebuski e gli Eternauti offriranno la propria performance in Piazza San Giovanni.

    Con l’occasione saranno aperti alcuni beni del centro storico. Non mancherà l’enogastronomia con degustazioni di vini e prodotti tipici.

    Nelle sale di Palazzo Strafella è ospitata la mostra fotografica di Michele Rizzo “Alfabetario”…

    Il programma è in costante aggiornamento e sarà man mano svelato…

  • Passeggiata tra filosofia, storia e letteratura nel centro antico di Morciano di Leuca

    Passeggiata tra filosofia, storia e letteratura nel centro antico di Morciano di Leuca

    In occasione della Festa dell’Emigrante, la Biblioteca comunale di Morciano di Leuca organizza una passeggiata tra le stradine del centro storico di Morciano. Scopriremo cronache di viaggiatori del passato, scorci di un quartiere fortificato medievale, enigmatiche iscrizioni sulla pietra, gli scritti di Angelo Thio, pensatore morcianese del 1500, raccontati dal prof. Cesare Daquino.

    La passeggiata avrà inizio dalla Biblioteca Comunale, sarà intervallata da letture di poesie e testi a tema. Al termine sarà possibile degustare dei prodotti tipici e, alle 22, ballare la musica popolare degli Ionica Aranea.

    Partecipazione gratuita, non è necessaria la prenotazione, info 340.5897632.

  • Il centro antico di Morciano di Leuca in festa (III edizione)

    Il centro antico di Morciano di Leuca in festa (III edizione)

    Venerdì 25 agosto ritorna la terza edizione de “Il Centro antico di Morciano in festa !”

    Questo momento di convivialità e di condivisione, nato nell’anno in cui ancora avevamo a che fare i conti con la pandemia e con tutte le restrizioni che comportava, si è sempre più rafforzato lasciando oramai dietro di sé quei tristi ricordi.

    È la festa della nostra comunità di Morciano e delle bellezze del suo centro storico: per questo, abbiamo addobbato di luci le sue strade, stiamo aprendo alcune corti che ospiteranno gli artisti del territorio, le produzioni artigianali che devono essere conosciute e apprezzate, e anche le nascenti realtà associative di carattere agricolo come il Presidio Slow Food del Pomodoro di Morciano, che per l’occasione illustrerà il proprio progetto di valorizzazione e promozione di questo ortaggio locale.

    Sarà un’occasione per parlare, incontrarsi, ascoltare i ritmi della tradizione con Francesca Graziani e gli amici pizzicati, accompagnati al ballo da Teresa Lazzari, o giocare insieme con i giochi di legno di Animarte; accompagneremo la passeggiata con i favolosi gelati della & di Tricase, o con una birra del birrificio artigianale Calendèr di Tuglie, o un calice di vino somministrato da Giovanna Pepe della raffinata enoteca Melacotogna di Salve e una confettura dell’Azienda agricola La Pezza di Claudia Borrello.

    Abbiamo scelto per voi le eccellenze del nostro territorio!

    E, per rievocare atmosfere di altre tempi, anche lo spettacolo (immancabile!) de IL Grande Lebusky con Bike Man e Ilaria, acrobata aerea in “Storia di una strega bianca”, mentre L’associazione “Meraviglie d’Arte” APS presenterà degli abiti d’epoca che impreziosiranno la sala al primo piano di Palazzo Strafella con “La donna nel tempo e le sue arti”.

    Appuntamento a Morciano di Leuca venerdì 25 agosto, a partire dalle 21.