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  • Dieci anni di “Archeologia del Salento”

    Dieci anni di “Archeologia del Salento”

    Dieci anni di “Archeologia del Salento”

    In occasione della seconda ristampa del volume “Archeologia del Salento”, l’associazione Archès organizza a Salve un’iniziativa che prevede, alle 19, una visita guidata nel Centro Storico, nell’ambito della rassegna Salvestate.

    A seguire, alle 21, sarà offerto un rinfresco sul terrazzo di Palazzo Ramirez e, alle 21.30, sarà la volta di un convegno focalizzato sullo studio e la promozione del patrimonio storico-archeologico ed ambientale salvese, nel contesto del Capo di Leuca, fra presente, passato e futuro. Interverranno gli autori del volume Nicola Febbraro, Anna Lucia Nicolì e Marco Cavalera.

    Prenotazione obbligatoria (solo per la visita guidata) tramite WhatsApp al n. 340-5897632.

     

  • Tra i vicoli di Morciano di Leuca: storia e architetture

    Tra i vicoli di Morciano di Leuca: storia e architetture

    di Marco Cavalera

    Le origini

    Morciano di Leuca sorge a tre chilometri da Torre Vado, ai piedi della Serra Falitte che la divide dalla sua frazione Barbarano.

    Le sue origini risalgono all’età messapica e romana, quando il territorio era costellato da numerose fattorie, dedite in particolare alla produzione e al commercio del grano e dell’olio. Le ville rustiche romane di Morciano gravitavano nell’area di influenza del municipium di Vereto (Patù), importante città che aveva il suo approdo di riferimento nella baia di San Gregorio.

    Nel corso di ricerche di superficie sono state individuate almeno tre aree ad interesse archeologico, riconducibili al modello insediativo del vicus (agglomerati rurali perfettamente integrati con la viabilità e gli approdi), che disegnano una particolare vivacità economica di questo territorio in età romana imperiale.

    Fig. 1. Tracce di antica viabilità tra Morciano e Vereto.

    Dal Medioevo all’età moderna

    Le prime notizie storiche su Morciano si ricavano nella “cedula captivorum” del 1239, ossia l’elenco dei feudali custodi dei prigionieri di Federico II. In questo documento viene indicato il nome di un Riccardo de Murchano, famiglia di cui non si conosce nulla.

    Nel 1274 Carlo I Angiò concede regio assenso per il matrimonio tra Guglielma, figlia di Riccardo de Morciano con un certo Tedesco De Cuneo, all’epoca ritenuto uno dei personaggi più influenti e vicini a Carlo I (famigliare e consigliere).

    Il motivo che ha spinto gli angioini a legare un uomo molto importante come Tedesco da Cuneo ad un feudo collocato nella più estrema periferia dell’Impero è soprattutto di tipo politico, in quanto la famiglia de Murchano aveva avuto dei feudi anche nel precedente regime svevo ed aveva legami di parentela con una famiglia antiangiona, i Sambiasi; quindi questo matrimonio si era reso necessario per tenere sotto controllo questa parte di feudo.

    Ed infatti, nel 1297, alla morte di Tedesco da Cuneo, Guglielma dona la sua parte di feudo al nipote Riccardo Sambiasi, figlio del partigiano svevo Ruggiero Sambiasi. La donazione implica un tentativo da parte dell’oculata dinastia angioina di riabilitare la famiglia Sambiasi. Il regio assenso alla donazione è stato subordinato all’accertamento (inquisitio) che il valore del feudo donato non ecceda le 30 once, donando l’eccedente alla regia curia.

    Da questo accertamento emerge che all’inizio del ‘300 il feudo di Morciano era diviso in tre parti[1]:

    • Quella di Riccardo Sambiasi;
    • Quella di Guglielmo de Morciano;
    • Quella di Guiscardo di Sangiorgio.

    Il castello, probabilmente, rientrava nella parte dei Sambiasi e forse esisteva fin dai tempi di Guglielma de Morciano.

    Fig. 2. Torrione del castello di Morciano.

    Nel 1336 Guiscardo di Sangiorgio vendette la sua parte feudale al conte di Lecce e duca di Atene Gualtiero di Brienne. Prima del 1369 i conti di Lecce acquistarono anche la seconda parte del feudo di Morciano, quella appartenente a Gualtiero de Morciano.

    Nel 1464 si registra uno scambio di quote feudali tra i Sambiasi e Dell’Antoglietta, che avevano ceduto in cambio di Salve la loro quota di Morciano. Ruggero Sambiasi, alla sua morte avvenuta nel 1482, lasciò scritto nel testamento che il casale di Morciano sarebbe stato diviso tra i suoi due figli: una parte con il castello, una senza castello. Questa seconda parte fu venduta ai Capece nel 1531 da Antonello Sambiasi.

    Guiduccio Sambiasi fece costruire, agli inizi del ‘500, i torrioni del castello. Nel 1518 anche questa parte feudale fu acquisita dai Capece che la vendettero ai Castromediano nel 1523. Nel 1629 gli stessi Castromediano acquistarono dai Capece l’altra parte feudale (quella che loro acquistarono nel 1531 dai Sambiasi), riunificando finalmente il feudo di Morciano[2].

    Il centro storico tra chiese e palazzi

    Il nucleo più antico del centro storico si identifica in pochi isolati racchiusi da via Roma, via Castromediano, via Pace, via Ippolitis, via Nuova e Via Torri.

    Fig. 3. Centro storico di Morciano (Via Ippolitis).

    Via Roma e le piazze San Giovanni e Chiesa sono state oggetto di importanti rinvenimenti archeologici nel corso di operazioni di scavo per la messa in opera di condotte di pubblica utilità, svoltesi nel 2006. Si tratta di una settantina di tombe medievali attigue alla chiesa matrice, di numerosi granai e di imboccature di frantoi ipogei. 

    Palazzo Strafella

    Già convento dei Religiosi del Carmine di Morciano di Leuca di cui si conserva, nell’ex refettorio, un affresco seicentesco (più volte rimaneggiato) che rappresenta l’Ultima cena.

     Fig. 4. Particolare dell’affresco dell’Ultima cena di Palazzo Strafella. 

    La parte superiore dell’edificio, invece, risale alla fine dell’Ottocento così come la facciata su Via Roma.

    Fig. 5. Palazzo Strafella. 

    Attualmente è sede dell’Ufficio Informazioni Turistiche del Comune di Morciano di Leuca e ospita una biblioteca e una sala convegni per iniziative a carattere culturale e sociale.

    Chiesa madre San Giovanni Elemosiniere

    La Parrocchiale è dedicata a San Giovanni Elemosiniere, patrono del paese. Eretta nella seconda metà del Cinquecento, ostenta un magnifico portale d’ingresso, che anticipa alcuni stilemi del barocco, che ne ingentilisce la forma austera di chiesa fortificata.

    Fig. 6. Chiesa di San Giovanni Elemosiniere. 

    Centro storico – Vico Torri

    A sud e ad est di Piazza Giovanni Paolo II si snodano le viuzze di Borgo Torri, il nucleo più antico del paese di origine medievale. Da qui si prosegue su via Nuova fino a giungere dinnanzi a casa Monteduro, dei primi anni del ‘600 e di recente restaurata dall’Amministrazione comunale.

     Fig. 7. Vico Torri.

    Fig. 8. Casa Torre. 

    Cappella della Madonna di Costantinopoli

    Ubicata lungo l’antico tracciato stradale che conduceva a Vereto, la Cappella della Madonna di Costantinopoli (seconda metà XVI secolo) conserva al suo interno, addossato alla parete, un interessante monolite affrescato con l’immagine della Vergine e il Bambino.

    Fig. 9. Affresco su monolite con la Madonna e il Bambino. 

    Castello Valentini

    Si tratta di un’imponente struttura fortificata eretta a difesa dell’abitato. Dotato in origine di quattro torrioni angolari, subì importanti rimaneggiamenti nel corso del Cinquecento e del Seicento.

    Fig. 10. Castello visto dall’atrio di Palazzo Strafella.

    Chiesa della Madonna del Carmine

    La chiesa, insieme all’annesso convento, venne fatta costruire nel 1484 dal barone Ruggiero Sambiasi. Si caratterizza per un’alta facciata, sul cui portale settecentesco vi è un ovale con un altorilievo che rappresenta l’Annunciazione. Al suo interno conserva eleganti altari, tele di pregevole fattura artistica e un organo a canne.

    Fig. 11. Piazza San Giovanni con la colonna e chiesa del Carmine.

    Trappeti ipogei

    Nel sottosuolo di Morciano si aprono oltre venti frantoi ipogei, che nel passato hanno contribuito alla fioritura economica del paese grazie alla produzione di olio di oliva. I trappeti risalgono per lo più al XVII secolo e alcuni di essi conservano in buone condizioni gli ambienti di lavoro e gli arredi originari.

    Fig. 12. Trappeto ipogeo Corciulo-Pizzileo. 

    Chiesa di S.M. di Loreto o della Natività

    Attuale cappella del Cimitero, la sua costruzione risale al 1670. All’interno è presente una pregevole statua della Madonna in pietra locale.

    Fig. 13. Chiesa della Natività. 

    © Tutti i diritti sono riservati. Qualsiasi riproduzione, anche parziale, senza autorizzazione scritta dell’autore, è vietata. 

    [1] Tra duecento e trecento pare che il casale di Morciano fosse suddiviso in tre parti feudali: de Morciano, Sangiorgio e successivamente Sambiasi. In età normanna queste tre parti costituivano un’unica entità feudale. La ragione della divisione feudale va individuata tra le divisioni ereditarie e dotali.

    [2] Vallone G., “Terra, feudo, castello”, in “Segni del tempo. Studi di storia e cultura salentina in onore di A. Caloro”, Galatina, 2008, pp. 49-78.

  • Andiamo! Le nuove proposte Estate2020

    Siete pronti?! Noi sì e non vediamo l’ora di riprendere le nostre attività!!!
    Finalmente possiamo presentarvi le nuove proposte per i prossimi mesi estivi. I
    Borghi, centri storici, paesaggi, le più rinomate località del nostro amato Salento fino agli angoli più nascosti: qui troverete tante “golosità” pronte per essere assaporate.

    Naturalmente ci ritroveremo nel rispetto delle nuove normative in vigore per l’emergenza sanitaria e potremmo goderci la gioia di incontrarci, conoscere e fare nuove esperienze in tutta sicurezza.

    Perciò, cosa aspetti?
    Osserva  le nostre proposte scaricando il pdf qui brochure 2020 e scegli quale sarà la tua.
    Noi ti aspettiamooooo!

     

     

  • L’Insediamento rupestre di Macurano (Alessano)

    L’Insediamento rupestre di Macurano (Alessano)

    di Marco Cavalera

    Posto lungo la direttrice che collega Alessano alla marina di Novaglie, l’insediamento rupestre di Macurano (Alessano) un luogo simbolo della cultura dell’olio per la presenza di due frantoi ancora utilizzati: trappeto Sauli e trappeto Santa Lucia.

    visita guidata all'interno dell'insediamento rupestre di Macurano
    visita guidata all’interno dell’insediamento rupestre di Macurano

    Il villaggio rupestre di Macurano fu sfruttato a partire dall’età bizantina da una piccola comunità dedita all’agricoltura, attività garantita dalla fertilità della terra ricca di acque di scolo provenienti dalla collina di Montesardo e raccolte in cisterne tramite un sistema di canalizzazioni in parte ancora visibile.

    Nel corso del ‘500, nella stessa area venne edificata la masseria fortificata di Macurano, consistente nella Masseria Santa Lucia e nella cappella di Santo Stefano.

    Il sito si caratterizza per la presenza di alcuni trappeti ipogei, attualmente in completo stato di abbandono, e di numerose grotte alcune delle quali non più accessibili.

    Grotta Trappeto Grande (Macurano)
    Grotta Trappeto Grande (Macurano)

    Probabilmente sul territorio di Macurano insisteva, in età romana, una stazione intermedia situata lungo la “Via Sallentina”, ossia la strada che da Vereto (Patù) risaliva il Capo di Leuca verso Castro e Otranto.

    carraie nei pressi dell'insediamento di Macurano
    carraie nei pressi dell’insediamento di Macurano

    Il tracciato si conserva ancora in alcuni tratti, come dimostrano le carraie scavate nel banco di roccia, parallele ai binari della ferrovia del Sud-Est. Tutto intorno si individuano antichi tagli di cava, silos per la conservazione di derrate alimentari, cisterne e tombe medievali intagliate nella roccia e lambite da un antichissimo tracciato stradale.

    Nei registri fiscali della Cancelleria Angioina del 1378 non compare mai il Casale di Macurano, probabilmente perché si tratta di un centro minore escluso dalla tassazione in quanto o non aveva sufficiente rendita oppure è stato abbandonato prima della crisi agraria della metà del XIV secolo (dopo la peste del 1348), che aveva dato un input al processo di accentramento urbano nella penisola salentina.

    A tal proposito, da un documento della metà del XV secolo si evince che Montesardo, insieme a Specchia, fu ripopolato su autorizzazione del re aragonese Alfonso I. Una terza ipotesi riguarda una probabile pertinenza ecclesiastica di Macurano, che lo escludeva – di conseguenza – da ogni obbligo di tassazione.

    La realizzazione della Masseria fortificata, nella seconda metà del XVI secolo, attesta che l’area dell’insediamento rupestre fu trasformata in una grande azienda agricola. Cosimo De Giorgi, a proposito della fertilità del territorio, scriveva: “La campagna che circonda Montesardo è molto produttiva, specialmente la pianura del Macurano”.

    Molto probabilmente “questa zona è tutta piena di casali romani e bizantini antecedenti alla fondazione dei centri abitati moderni. Paesi come Alessano, Corsano e San Dana sono di età medievale, mentre Macurano è preesistente. Per Montesardo, invece, il discorso è diverso perché è una città di origine messapica. Tutta l’area, quindi, va indagata sistematicamente per comprendere il sistema insediativo di età romana e bizantina del territorio”[1].

    Il sito di Macurano ha ottenuto, nel 1997, un finanziamento dalla Regione Puglia (del 07 luglio del 1997) di 500 milioni di lire per “la valorizzazione e fruizione”, dai Fondi P.O.P. ‘94/’96. Allo stato attuale degli arredi e degli interventi realizzati con quel finanziamento rimangono pochi ruderi, sopravvissuti all’opera inesorabile degli agenti atmosferici e dei vandali.

    Se si abbandona per un attimo l’area rupestre e ci si dirige qualche centinaio di metri a nord, in direzione del cimitero di Alessano, appena si supera il muro di cinta di una bella masseria con torre cinquecentesca, si accede in un terreno povero di vegetazione e ricco di roccia affiorante. Quest’ultima presenta delle piacevoli sorprese: grotticelle che si aprono nella falesia, un antico palmento – forse bizantino – con vasca di fermentazione e pozzo comunicanti tramite un piccolo foro. Il pozzetto però, parzialmente chiuso da alcune lastre di pietra, sembra sia stato riutilizzato da un’antica tomba messapica. Numerose sepolture di incerta datazione si rinvengono qua e là nella zona, tra carraie e vetusti fronti di cave.

    Per approfondire…

    I documenti di archivio non aiutano a ricostruire la storia più antica di questo casale, in quanto le prime fonti risalgono al 1571, ossia un’annotazione di Mons. Giangiacomo Galletto, Vescovo di Leuca e di Alessano, nel Libro dei conti relativo agli anni 1565-1572: “A dì 9 Aprile 1571 vaca l’arcipretura di Macurano nel vocabolo Sancti Stifani et Sancte Lucie per la morte di don Colilla Romano”. La documentazione a disposizione attesta che dopo il 1571 non ci furono più parroci a Macurano. Altri atti notarili della seconda metà del XVII secolo permettono di ricostruire solo delle compravendite dell’area in oggetto, che tuttavia non appare più interessata da processi di urbanizzazione.

    L’area del villaggio conserva ancora tracce vive del suo glorioso passato: carraie, trappeti ipogei, grotticelle ricavate nel costone di roccia calcarea, tombe individuabili un po’ ovunque nella zona dell’insediamento.

    Il villaggio può essere suddiviso in due zone. La prima, più settentrionale, comprende numerose grotte scavate lungo un costone di roccia semicircolare. La seconda si conserva parzialmente a causa dell’apertura di un ampio fronte di cava che ne ha intaccato l’originale morfologia, sul cui pianoro soprastante sono state erette la masseria seicentesca e la cappella di Santo Stefano.

    Il primo gruppo di grotte (zona nord) si caratterizza per la presenza sia di piccole cavità scavate nella roccia – adibite originalmente a dormitori ed a ricoveri di animali o attrezzi agricoli – sia di ambienti più grandi, tra cui uno in particolare che ha avuto nel corso del tempo diverse destinazioni, tra cui quella di trappeto come si evince dalle grosse macine e i fori sul soffitto.

    L’ambiente si articola in più vani di piccole dimensioni, alcuni dei quali utilizzati come deposito di derrate, come quello che si apre sul fondo della grotta. Sulle pareti si notano numerosissime croci graffite – latine, greche e una monogrammatica – e alcune incisioni più “moderne”.

    Croce incisa sulla parete Occidentale del "Trappeto Grande"
    Croce incisa sulla parete Occidentale del “Trappeto Grande”

    Il secondo gruppo di grotte si individua nella parte meridionale dell’insediamento, dove erano presenti altre piccole grotte e un grande ambiente utilizzato come trappeto fino a tempi recenti, che si apre nella falesia rocciosa parallela alla ferrovia[1].

    Numerose tombe (pertinenti un cimitero medievale) si rinvengono in tutta la località, in particolare in un fondo caratterizzato dalla presenza di un antico asse stradale scavato interamente nella roccia, orientato in direzione est – ovest, mentre altre sepolture sia per adulti che per infanti si individuano in un terreno che confina con la S.P. 210, 200 metri a sud – est della Masseria Santa Lucia.

    Antica viabilità a Macurano
    Antica viabilità a Macurano

    © Tutti i diritti sono riservati. Qualsiasi riproduzione, anche parziale, senza autorizzazione scritta da parte dell’autore, è vietata. 

    Contributo tratto da: Cavalera M., Verso Finibus Terrae: tra paesaggi di pietra e ulivi secolari, in Greco F. (a cura di) Quattro corsie e un funerale, Edizioni Miele, 2012, 23-42.

    Bibliografia 

    Cavalera M., Lucugnano tra leggenda, storia, arte e artigianato, in Progetto Salento, 18 (febbraio – marzo 2011), pp. 24-25, Castiglione 2011.

    Cavalera M, Martella R., Cave di estrazione dell’argilla nel territorio di Lucugnano (Tricase), in Quaderni del Museo della Ceramica di Cutrofiano, 12, pp. 59-78, Galatina 2010.

    Cerfeda F.G., Il culto di Santa Maria Maddalena e l’istituzione della fiera, in Andrano e Castiglione d’Otranto nella storia del sud Salento, a cura di Cerfeda F.G., Coppola S., Moscatello L., pp. 233-256, Alessano 2004.

    Chiuri A., Pellegrini a Leuca. Duemila anni di storia, p. 74, Tricase 2000.

    Fonseca C.D. et alii, Gli insediamenti rupestri del Basso Salento, pp. 49-51, Galatina 1979.

    Uggeri G., La viabilità romana del Salento, p. 304, Mesagne 1983.

     

    [1] Fonseca et alii, 1979, pp. 49-51.

    [1] Marco Cavalera, intervista di Donato Nuzzaci su “Nuovo Quotidiano di Puglia” del 9 gennaio 2012, p. 16.

  • Archès & Trenino Salentino alla scoperta del territorio del Capo di Leuca

    Archès & Trenino Salentino alla scoperta del territorio del Capo di Leuca

    Tour inedito proposto dal Trenino Salentino, in collaborazione con l’Associazione Archès, che si svolge tra i paesi e i paesaggi del Capo di Leuca.

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    DOMENICA 9 OTTOBRE

    Ore 9.00 – 12.30

    I borghi del Capo di Leuca

    Si parte dal centro storico di Salve, dove visiteremo un trappeto ipogeo e un piccolo museo della tessitura antica allestito presso Palazzo Ramirez, sede del SAC PORTA d’ORIENTE gestito dall’Associazione Archès. Si prosegue poi con una visita al Santuario di Santa Marina di Ruggiano per poi passare al Complesso di Leuca Piccola a Barbarano. Si ritorna a Salve dove si conclude con una degustazione di prodotti tipici salentini.

    Info e prenotazione obbligatoria: 389.6128338 (Consiglia)

    DOMENICA 16 OTTOBRE

    Ore 9 – 12.30 

    Nel territorio di Salve, alla scoperta dell’archeologia e della civiltà contadina.

    Alla scoperta del ricco patrimonio archeologico di Salve, dove le pietre dei monumenti megalitici ci sveleranno la storia millenaria di una delle più notevoli aree archeologiche del Capo di Leuca.

    Vedremo: una grotta preistorica frequentata dall’uomo di Neanderthal (70.000 anni fa), un tumulo a valenza funeraria e cultuale di oltre 4.000 anni fa, un dolmen e monumenti della civiltà contadina, il tutto immerso in un suggestivo contesto paesaggistico e condito da un gustoso aperitivo a fine escursione.

    Info e prenotazione obbligatoria: 389.6128338 (Consiglia)

    DOMENICA 23 OTTOBRE

    Ore 9 – 12.30 

    Alla scoperta del paesaggio e delle grotte preistoriche del territorio di Salve

    Si sperimenta una nuova formula di fruizione del territorio, con una combinazione trenino – trekking, che ci permetterà di vedere da vicino il ricco patrimonio culturale e paesaggistico di Salve, tra piccoli canyon e grotte.

    Visiteremo: una cavità che conserva un lembo di spiaggia fossile, una grotta con la presenza di dipinti neolitici, un antico abitato messapico, una cripta con affreschi bizantini e un torrente alimentato da una sorgente d’acqua dolce.

    Info e prenotazione obbligatoria: 389.6128338 (Consiglia)

  • Il complesso delle Grotte Cipolliane (Novaglie – Gagliano del Capo)

    Il complesso delle Grotte Cipolliane (Novaglie – Gagliano del Capo)

    di Marco Cavalera, Marco Piccinni

    Riparo Cipolliane

    La terra, il mare, le rocce

    La terra e il mare, due elementi dalle caratteristiche organolettiche agli antipodi, fisicamente distanti ma al contempo sempre così vicini: si rincorrono, bisticciano, si baciano.

    Le acque dalle quali le terre sono emerse sembrano quasi che vogliano schiaffeggiare quelle rocce che ne sovrastano la superficie, per poi cullarle dolcemente pochi istanti più tardi, quando la rabbia è ormai scemata.

    Lungo le falesie del Salento quelle rocce guardano costantemente il mare e si protendono ad esso con una velata nostalgia, rimpiangendo quasi i tempi che furono. È una linea di confine, pattuita dopo estenuanti battaglie, sulla quale decisero di marciare alcuni dei primi insediamenti umani, probabilmente estasiati da quel tripudio di colori e profumi che gli dèi hanno voluto porgere in dono.
    Anche noi, oggi, camminiamo su quelle falesie; non ci sono più i Neanderthal, non c’è più il mare che ci guarda a testa in su, solo un mistura di profumo di timo, origano ed erba cipollina a conferire il tocco dell’artista alle Grotte Cipolliane.

    Fondo della Grotta Cipolliane (novembre 2011). Foto di M. Piccinni. 

    Le grotte Cipolliane

    Si tratta di tre ripari che si aprono sul costone di roccia esposta ad est, sull’alta scogliera a metà strada tra le località marine di Novaglie e Ciolo, nel territorio comunale di Gagliano del Capo. Il mare, che ora si trova a 30 metri più in basso, un tempo invadeva con prepotenza questi ambienti. Lo testimonia la ricchissima documentazione di conchiglie, pecten e rudiste che ricopre completamente la superficie interna dei tre antri, scavati naturalmente nella roccia friabile e porosa del Terziario (65 – 1,8 milioni anni fa).

    Grotta Cipolliane (gennaio 2014). Foto di G. Tonti. 

    Il riempimento della cavità si caratterizza per la presenza di sabbie e detriti calcarei minuti, associati a industria litica (lamelle a dorso, piccoli grattatoi circolari) di tipo romanelliano (9-12 mila anni fa) e ad abbondantissimi resti faunistici (equidi, bovidi, cervidi, asini selvatici, piccoli mammiferi e uccelli). Ovunque si appoggi il piede non si può fare a meno di calpestare minute selci scheggiate, frammenti fossili di ogni genere, gusci intatti di molluschi bivalvi. Tutti questi elementi hanno permesso di avanzare l’ipotesi di un’economia prevalentemente basata proprio sulla raccolta di questi ultimi, attività che caratterizzerà il Mesolitico europeo qualche millennio dopo.

    La fauna (tipica di un clima freddo) e l’industria litica rinvenuta fanno pensare ad un riempimento della superficie delle cavità avvenuta alla fine della glaciazione di Würm. Parliamo di circa 10 mila anni fa, quando il mare in regressione avrebbe messo in luce una fascia costiera, attualmente sottomarina, sulla quale si sarebbero formate delle dune di sabbia antistanti la grotta. I granelli di sabbia, trasportati dal vento, si sono pian piano adagiati fino in profondità della breve caverna, mescolandosi a sedimenti calcarei provenienti dallo disfacimento delle pareti e della volta della cavità.

    Camminiamo ancora su quella linea immaginaria di questa magnifica falesia, come se fosse un arcaico filo di Arianna che permette a Teseo di uscire dal labirinto di Cnosso. Siamo a 30.000 anni fa, alla fine del Musteriano, colmando una secolare “lacuna” di dati archeologici che si sono estesi fino al Paleolitico Superiore.
    Nel riparo più ampio, a seguito di scavi effettuati negli anni ‘60 del secolo scorso, è stato infatti individuato un giacimento archeologico che copre un arco temporale che va da 29-20 mila anni fa (Gravettiano) a 10 mila anni fa (Romanelliano), periodo, quest’ultimo, al quale dovrebbe riferirsi anche un ciottolo inciso con figure, d’incerta interpretazione, rinvenuto durante la pulizia del deposito superficiale da parte dell’archeologo De Borsatti e che presenta alcune affinità con quelli trovati all’interno di grotta Romanelli (Castro).

    Grotta Romanelli (Castro). 

    Teniamo in mano questo filo, quasi come delle moderne Parche che vogliono giocare con il destino degli uomini. Decidiamo di non reciderlo affinché possa continuare a connettere il nostro presente con il futuro che verrà. Gli dèi ci hanno osservato per tutto il tempo da dietro un cespuglio, ci invidiano, vorrebbero questo luogo per sé. Ma il loro tempo è finito, lasciamo lo spazio agli uomini ormai, tutto questo è nostro! Facciamone buon uso.

    Contributo pubblicato sulla rivista “Contocanto”, anno VIII n. 4, dicembre 2012, pp. 11-12. 

    © Tutti i diritti sono riservati. Qualsiasi riproduzione, anche parziale, senza autorizzazione scritta degli autori, è vietata.

    Bibliografia:

    Borzatti Von LÖwenstern E., Un ciottolo inciso del riparo “Le Cipolliane” (Novaglie, Lecce), in Rivista di Scienze Preistoriche, XVII, 1-4, pp. 269-272, 1962.

    Borzatti Von LÖwenstern E., Guerri M., Novaglie (Prov. di Lecce), in Rivista di Scienze Preistoriche, XIX, pp. 311-312, 1964.

    Palma di Cesnola A., Notiziario, in Rivista di Scienze Preistoriche, XVI, p. 258, 1961.

    Sammarco M., Le Grotte preistoriche del Capo di Leuca. Primo contributo alla carta archeologica, in Grotte e dintorni, anno 2, n. 4, p. 70, dicembre 2002.

    Sitografia:

    www.salogentis.it

    Per approfondimenti sul territorio costiero di Gagliano del Capo clicca qui oppure qui