La chiesa di Sant’Eufemia a Specchia e il casale di Grassano

di Marco Cavalera

La Chiesa di Sant’Eufemia si trova nell’omonima località (Comune di Specchia), presso un insediamento di età romana e medievale denominato Grassano (fig. 1).

chiesa di Sant'Eufemia. Facciata rivolta ad Ovest (foto di F. Manni)
fig. 1 – Chiesa di Sant’Eufemia. Facciata rivolta ad Ovest (foto di F. Manni)

La struttura ha una pianta longitudinale (15,30 x 8,55 metri) e un’abside di tipo poligonale all’esterno e semicircolare all’interno, di chiara derivazione altomedievale, rivolta ad Oriente.

L’edificio è stato costruito riutilizzando conci e colonne in pietra leccese provenienti dal casale di Grassano[1].

L’ingresso è costituito da un portale sormontato da un arco a tutto sesto sopra il quale vi è una grande bifora, divisa da una colonna con capitello tronco piramidale ornato da una croce patente inserita in un cerchio[2].

L’interno è suddiviso in tre navate delimitate da colonne monolitiche che sorreggono archi a tutto sesto (fig. 2). Le campate sono irregolari, sia in relazione all’asse della chiesa sia nella distanza tra le colonne che hanno diverse circonferenze. A seguito degli ultimi restauri, nell’abside a catino è stato collocato un sobrio altare di pietra leccese, costituito da un monolite e da una lastra tombale proveniente dallo scavo del cimitero adiacente[3].

Chiesa di Sant'Eufemia. Interno
fig. 2 – Chiesa di Sant’Eufemia. Interno

La Cappella fu descritta da Monsignor Tommaso De Rossi in occasione della Santa Visita del 1711: […] vi sono tre altari: uno è dedicato a S. Eufemia dipinta sulla tela, un altro con l’immagine della stessa S. Eufemia dipinta sulla parete ed il terzo è dedicato alla Madonna. In questa chiesa c’è un grande concorso di popolo nella prima domenica di luglio. La chiesa ha una campanella con la casa per l’oblato ed un piccolo giardino. Serve in questa chiesa il devoto sacerdote Don Giovanni Ciardo […][4].

Cosimo De Giorgi visitò la chiesa nel 1884, constando che della struttura originaria restano pochi archi sostenuti da colonne e un frammento dell’abside[5].

Un saggio di scavo, effettuato nell’area di fronte alla facciata e sul fianco meridionale della costruzione, ha messo in luce un piccolo cimitero con fosse scavate nella terra ed altre delimitate da pietre poste di taglio. Si tratta di sepolture anche multiple datate – grazie al rinvenimento di oggetti in ferro e bronzo[6] – al primo terzo del XIV secolo, da riferire ad una fase di vita molto tarda del casale di Grassano, di cui la chiesa faceva parte[7].

Casale di Grassano

Rinvenimenti fortuiti di monete di diverse epoche, di alcune colonne sepolte e di frammenti di ceramica[8] indiziano la presenza di un casale di età tardo repubblicana ed imperiale (I sec. a.C./VI sec. d.C.), denominato Grassano[9].

Secondo alcuni storici il toponimo, riportato dal Catasto Onciario della Terra d’Otranto del 1755,deriverebbe da Crassus, cognome della gens Licinia. Nel Salento, infatti, molti nomi locali derivano da antichi gentilizi romani in ius, che nella gran parte dei casi terminano in ano. Il casale dista circa 1 km da Lucugnano il cui toponimo – a questo punto – potrebbe anche derivare dal gentilizio Licinius[10]. È tuttavia difficile accettare l’ipotesi che si tratti di un accampamento militare costruito dal celebre Marco Licinio Crasso (114-53 a.C.), membro del I Triunvirato (60 a.C.) insieme a Pompeo e Cesare, proconsole in Siria dal 54 a.C. e promotore della guerra contro i Parti.

È più plausibile ipotizzare un’area di frammenti fittili riferibile ad un insediamento rustico di età romana (tardo repubblicana e imperiale) con una continuità di vita fino al Medioevo, quando i suoi abitanti abbandonarono il sito e si trasferirono nei centri vicini: Specchia, Lucugnano e Miggiano.

La località ha subìto una estesa urbanizzazione che non permette di indagare sistematicamente l’area e di integrare i pochi dati (per lo più orali) a disposizione.

A 500 metri a sud-ovest dal sito di Grassano, al confine tra il Comune di Miggiano e quello di Specchia, è attestato da documenti notarili e dalla tradizione locale il toponimo Campo Romano, che potrebbe indicare una frequentazione in età romana del territorio.

NOTE: 

[1] Penna 1995, p. 52; Bertelli 2004, pp. 276-277.

[2] http://www.specchia.it.

[3] Penna 1995, pp. 54-57.

[4] Penna 1995, p. 48.

[5] De Giorgi 1975, p. 130.

[6] Si tratta di fibbie, borchette decorative di cintura e placchette bronzee a forma di rosetta (Penna 1995, p. 58).

[7] Bertelli 2004, pp. 276-277.

[8] In particolare anfore (fra cui un frammento di ansa con bollo), laterizi, ceramica sigillata africana ed italica. I manufatti fittili e le monete raccolte durante i sopralluoghi sono stati affidati a funzionari della Soprintendenza Archeologica della Puglia e sarebbero conservati presso i depositi del Museo Archeologico di Taranto. Si ringrazia il prof. Antonio Penna per la preziosa informazione.

[9] Penna 1995, pp. 62-63.

[10] Etimologia avanzata dalla studiosa A. Marinelli (Marinelli 1986, pp. 135-164).

BIBLIOGRAFIA:

Bertelli G., La Chiesa di S.Eufemia a Specchia Preti, in Bertelli G. (a cura di) Puglia Pre-romanica dal V sec. agli inizi dell’XI, S. Egidio alle Vibrate (Te) 2004, pp. 276-277.

Cavalera M., Medianum. Ricerche archeologiche nei comuni di Miggiano, Specchia e Montesano Salentino, Tricase 2009.

Cavalera M., Lucugnano e il suo territorio, Tricase 2014.

De Giorgi C., Descrizione fisica geologica e idrografica della provincia di Lecce, Lecce 1922, pp. 279-280.

De Giorgi C., La provincia di Lecce. Bozzetti di viaggio, Vol. II, rist. anast. Lecce 1975.

La Porta M.T., Note sui toponimi in -ano della ‘Calabria’ romana, in Marangio C. (a cura di) La Puglia in età repubblicana, Galatina 1988, pp. 233-247.

Marinelli A., Contributo alla storia della romanizzazione del Salento, in Ricerche e studi, VII. Quaderni del Museo Archeologico Provinciale “Ribezzo” di Brindisi, Brindisi 1975, pp. 135-164.

Penna A., Specchia e la chiesa di Sant’Eufemia, Fasano (Br) 1995, pp. 45-65.

Penna A., Chiese e palazzi di Specchia, Tricase (Le) 2014, p. 120.