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  • “Metessi”, gli intrecci di un passato sempre vivo

    “Metessi”, gli intrecci di un passato sempre vivo

    di Francesco Greco

    Talàru, sciuscìtta, còfunu, cannavazzu, macìnala, cusifièrru…

    Il passato torna vivo più che mai anche nelle parole. A dire anche, o soprattutto, del nostro disagio nella modernità alienante, spersonalizzante, i suoi modelli, icone, feticci, che portano solitudine e ipertrofia dell’ego.

    A Palazzo Strafella (Morciano di Leuca, Lecce) il tempo rallenta, fin quasi a fermarsi e senti il battito del suo cuore, il respiro quieto.

    Cosimo Greco, impagliatore di sedie

    Melissa ci fa subito notare che le donne dell’altro secolo, sedendo per infilare il tabacco, lavorare a maglia o semplicemente a chiacchierare con le vicine al fresco davanti all’uscio di casa, intrecciavano i piedi.

    Declinazione antropologica che andrebbe indagata.

    Poi ci mostra un telaio d’epoca messapica: l’arte della tela e del canovaccio è antica e transita dalle donne di Messapia, altere, belle, libere, dolci come il miele, transita da loro a Penelope (sono contemporanee).

    Quindi ricami preziosissimi. Pezzi unici realizzati con tecniche sconosciute ai più e tramandate di generazione in generazione, di madre in figlia, mai trascritte.

    Segreti ancestrali, trasmessi col sangue e la memoria, l’affabulazione, che intrecciano il dna di una terra e un popolo che rilegge in termini dialettici e identitari alla mostra “Metessi” (fino a metà settembre, a cura di Melissa Calò, con le foto emozionanti del maestro Michele Rizzo).

    Ci soffermiamo davanti al registro delle firme: i visitatori vengono da tutto il mondo. E restano senza parole.

    Dinanzi ai manufatti e alla gallery di facce scure di sole, serie, mistiche, come chi sa cosa la vita vuole da loro. Quando il fuoco era sempre acceso e forse teneva distanti i dèmoni.

    Uomini che piegano la natura, nella fattispecie le canne, il giunco, il vincastro, la saggina…

    Ecco il maestro dei panari (cesti), la maestra delle fiscaredde (contenitori della ricotta) e l’intrecciatore delle sedie di paglia, Cosimo Greco, arte ereditata dalla madre Maria Angela, che l’aveva ricevuta in dono dal padre Domenico Maria Profico da Gagliano, che sposò Palma Maria Carmela Nuzzo da Montesardo, cinque figlie (Caterina, Cristina, Maria, Francesca detta “Chicca”) e tutte impararono l’arte.

    Usciamo da Palazzo Strafella e nelle orecchie ci rimbomba il ritmo meccanico dei telaio nei vicoli di sole della nostra infanzia, la sciuscitta (spoletta) scorre veloce fra le mani piccole e svelte delle nostre nonne.

    Quando il tempo aveva una scansione lenta e scorreva con una sensualità oggi perduta. La vita aveva una sua sacralità, si intrecciava come l’ordito con le canne conficcate al muro. la macinala (arcolaio), il cusifierru (incannatoio)…

  • METESSI – L’ARTE DELL’INTRECCIO IN MOSTRA

    METESSI – L’ARTE DELL’INTRECCIO IN MOSTRA

    Quando i fili si intersecano, si attraversano, si annodano l’uno all’altro nasce un intreccio.

    Dai fili e dalle mani si crea un manufatto: una rete che sostiene, un tessuto che copre, una cesta che contiene ed abbraccia, un merletto che espande bellezza ed incanto.
    La mostra itinerante “Metessi – l’arte dell’intreccio”, curata dall’Associazione Archès, mette in connessione i materiali, il territorio che li ha prodotti e che ha ospitato gli uomini e le donne che li hanno plasmati e modificati: un dialogo ancestrale che ha prodotto saperi e oggetti unici.
    Giunco, tessitura, tombolo, macramè, sono gli ambiti che la mostra vuole esplorare guardando al passato ma con lo sguardo al tempo presente e futuro. Partendo dalla ricostruzione di un telaio verticale a pesi di epoca messapica, saranno esposti alcuni telai salentini di periodi e stili differenti e moderne rielaborazioni di accessori d’abbigliamento.
    Gli oggetti – utensili e manufatti – “dialogheranno” con le fotografie di Michele Rizzo che riporta nel presente visioni e persone di un passato (apparentemente) dimenticato.

    Contro la monocoltura del turismo, l’impoverimento ambientale, economico e culturale degli ultimi decenni Metessi crede nel potenziale “politico” del recupero di questa forma di artigianato: si intrecciano fili, ma anche e soprattutto, relazioni.

    Le porte di Palazzo Strafella a Morciano di Leuca (via Roma n. 6) si apriranno ai visitatori lunedì 21 luglio alle ore 21.

    Nel corso della serata sarà proiettato il documentario “Samenti”, di Emanuele Levantaci. Cinque storie, sette voci, un racconto sulla Morciano di ieri. Samenti raccoglie le testimonianze dei suoi abitanti per restituire uno sguardo autentico sulla vita e i mestieri di un tempo.

    La mostra sarà aperta al pubblico tutti i giorni, a partire dal 21 luglio, dalle 19 in poi.

    Programma della serata

    Saluti istituzionali:

    Lorenzo Ricchiuti – Sindaco di Morciano di Leuca

    Sofia Renna – Assessore al Turismo

    Ombretta Renzo – consigliera delegata alla Cultura

    Don Gianni Leo – parroco di Morciano di Leuca.

    Interventi di:

    Melissa Clelia Calo’ – Ass. Archès – curatrice della mostra

    Michele Rizzo – curatore della mostra fotografica

    Emanuele Levantaci – autore del documentario “Samenti”

    HANNO PARTECIPATO ALLA MOSTRA con le loro creazioni:

    Francesco Cazzato (tombolo)
    Maria Luisa e Beatrice Cassiano (macramè e chiaccherino)
    Giulia De Carlo (marcromacramè)
    Ambrogio Rosafio (giunco e tessitura)
    Melissa Calo’ (tessitura)

    RINGRAZIAMENTI

    Antonio Cavallo (video)

    Giuliana Borrello (organizzazione)

    Stefania Borrello (testi)

    Metis_è. Chiara Piri Emanuela Tundo