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  • MEDIEVALIA IN FINIBUS TERRAE. Normanni e bizantini al varco dell’Oriente

    MEDIEVALIA IN FINIBUS TERRAE. Normanni e bizantini al varco dell’Oriente

    DOMENICA 26 DICEMBRE
    MEDIEVALIA IN FINIBUS TERRAE – Normanni e bizantini al varco dell’Oriente.
    Ritorna, dopo sei anni, “Medievalia in Finibus terrae”, il Medioevo raccontato e rievocato nel Salento, che quest’anno fa tappa al Castello di Otranto, città ricca di suggestioni storiche e geografiche. A dare energia all’evento, realizzato dall’Associazione Archès, con il patrocinio del Comune di Otranto, saranno i gruppi di rievocazione storica “Li Cavalieri de li Terre tarantine” e “Impuratus” che offriranno ai visitatori la “living history”: gli eventi storici ma anche la vita quotidiana del XI secolo rivissuta attraverso le pratiche e gli oggetti fedelmente ricostruiti.
    I visitatori, dalle 15 alle 21, saranno guidati in un percorso – condotto da guide ed esperti del periodo storico – tra banchetti didattici che riguarderanno le diverse arti (lo speziale, i giochi, la tintura dei tessuti, la scrittura, i pigmenti e le colorazioni), l’arte e gli animali della falconeria, la simulazione di scaramucce d’armi tra bizantini e normanni nella piazza d’armi del Castello. Sonorità del periodo saranno ricreate dal gruppo musicale Emian Pagan Folk.
    La partecipazione all’evento, realizzato grazie alla Programmazione “Custodiamo la cultura in Puglia” (“Fondo Speciale Cultura LR 40/2016 art. 15, comma 3 – Anno 2020″), è gratuita ma è OBBLIGATORIA la prenotazione al 3497868751 (WhatsApp).
    Si ricorda che per accedere al Castello è necessario essere muniti di GreenPass secondo le normative vigenti.
  • Andiamo! Le nuove proposte Estate2020

    Siete pronti?! Noi sì e non vediamo l’ora di riprendere le nostre attività!!!
    Finalmente possiamo presentarvi le nuove proposte per i prossimi mesi estivi. I
    Borghi, centri storici, paesaggi, le più rinomate località del nostro amato Salento fino agli angoli più nascosti: qui troverete tante “golosità” pronte per essere assaporate.

    Naturalmente ci ritroveremo nel rispetto delle nuove normative in vigore per l’emergenza sanitaria e potremmo goderci la gioia di incontrarci, conoscere e fare nuove esperienze in tutta sicurezza.

    Perciò, cosa aspetti?
    Osserva  le nostre proposte scaricando il pdf qui brochure 2020 e scegli quale sarà la tua.
    Noi ti aspettiamooooo!

     

     

  • Miggiano: un antico borgo del Salento

    Miggiano: un antico borgo del Salento

    di Marco Cavalera (con il contributo di Stefano Cortese)

    Miggiano è una cittadina del basso Salento nota per la presenza di una cripta di età bizantina. Ogni 17 luglio ospitava, ieri come oggi, “una calca di devoti di quella santa martire (Santa Marina)” e, ogni ottobre, un’importante fiera regionale.

    Cappella di Santa Marina.

    La storia ritrovata

    La tradizione orale racconta di rinvenimenti di notevole interesse archeologico, effettuati tra il XIX e la prima metà del XX secolo, ad opera di studiosi locali dell’epoca come il Maggiulli di Muro Leccese, che aveva in Miggiano diversi possedimenti terrieri. Tuttavia ricostruire le origini più remote di un paese, attraverso l’esclusiva analisi e disamina delle fonti orali e senza il conforto dei dati materiali, può portare ad una visione distorta della sua storia. Risulta molto difficile, infatti, “distinguere una realtà storica sommersa da secoli da abbellimenti, esagerazioni e fantasie, spesso frutto di racconti orali”[1].

    Stralcio della tavoletta I.G.M. (Foglio 223, I N.O., Taurisano), con l’indicazione del centro storico di Miggiano.

    Recentemente, grazie all’impegno e alla passione di alcuni volontari del paese[2], sono venute alla luce numerose testimonianze archeologiche che, unitamente alle poche notizie tramandateci da storici locali e dalla tradizione orale (in particolare dalle persone più anziane, autentici “scrigni” di saperi), si stanno rivelando fondamentali per ampliare le conoscenze che riguardano le più remote fasi del popolamento umano di Miggiano.

    Località Rutti-Sala. Caverna che si apre lungo il versante orografico destro del canale, laddove è stato individuato un sito protostorico (foto 2005).

    Lungo corridoio di accesso ad una casa a corte in Piazza Municipio. 

    Gli studiosi del passato: Giacomo Arditi

    Giacomo Arditi – nel lontano 1879 – scriveva: “[…] Parmi che questo villaggio sia stato iniziato da un misto di coloni provenienti da diversi luoghi, e qui convenuti e stanziati, o per motivi di industria agricola, o per le distruzioni che nel secolo IX, X e parte dell’XI ci apportarono i conflitti dei Greci contro i Saraceni, e dei Normanni contro gli uni e contro gli altri […]. I sepolcri, li scheletri con la moneta in bocca, il vase lagrimale, la lucerna, e la scodella, uso romano e pagano, rinvenuti verso il 1878 appo il trappeto del signor Vernalione, fan balenare l’idea che questo luogo sia stato in tempi ben remoti, o abitato, o teatro di qualche parziale schermaglia delle tante combattute tra Romani e Salentini più che due secoli av. Cristo.

    […] Il 16 ottobre 1480 i Turchi, dopo il sacrificio di Otranto, scorazzando per queste piagge, invasero tra tanti anche Miggiano, e gli rapirono uomini e cose, donne ed infanti: e quattro anni appresso, il 1 giugno 1484, dopo l’eccidio di Gallipoli, patì anch’esso le correrie dei Veneziani. Per la qual cosa ei restò triste e depopolato in modo che nel 1532 contava appena 50 fuochi, 53 nel 1545, 66 nel 1561, 64 nel 1595, 40 nel 1648, e 55 nel 1669”[3].

    Particolare della garitta di Palazzo Vernaleone. Foto di Anna Grazia Nuzzo. 

    Cosimo De Giorgi

    De Giorgi, nel 1888, descriveva in questo modo il paesaggio rurale miggianese: “Il paesaggio è ridente e pittoresco. Le linee delle colline e della pianura ondulata armonizzano leggiadramente fra loro e con la vegetazione quasi tutta arborea che circonda il paese. Il terreno è ubertosissimo. I campi sono cinti di siepi di felci, di meliloti, di agave, di crateghi, e sono smaltati del verde smeraldo delle graminacee o variamente colorati dalla flora spontanea. Su questo tappeto variopinto si ergono alberi maestosi di fichi, peschi, albicocchi, mandorli, ulivi, ciliegi, peri, susini, lazzeruoli, confusi tra loro, senza ordine, in modo da sembrare un gran bosco di alberi fruttiferi. L’uliveto invece comincia a specializzarsi nel tratto compreso tra Specchia e Miggiano”[4].

    Paesaggio rurale tra Miggiano e Specchia. 

    Dai documenti antichi

     L’etimologia del toponimo Miggiano è di origine incerta. Le Rationes Decimarum, n. 1493, riportano – tra le decime della Diocesi di Otranto – il toponimo Meyanum[5].

    Un documento del 1548 (Platea della Contea di Castro, pp. 128 ss.), custodito presso l’Archivio di Stato di Lecce (A.S.L.), menziona in Casali Migiani una turris magna, un trappeto ipogeo e delle mura forse pertinenti un edificio fortificato.

    Antica porta di accesso occidentale (via Lago). Foto di Anna Grazia Nuzzo. 

    Vico Barone Vernaleone.

    Un bene prezioso: l’acqua

    Il territorio di Miggiano disponeva – in epoche antiche – di notevoli risorse idriche, grazie ad un canale naturale che si sviluppava dall’area paludosa di Supersano (lago Sombrino), attraversava i feudi di Ruffano, Torrepaduli e Miggiano (località  Rutti-Sala) e, infine, sfociava a Tricase Porto (canale lu Riu). È probabile che l’acqua abbia attratto i numerosi gruppi umani che, a partire dalla Protostoria, si sono stanziati in questo comprensorio[6]. De Giorgi, a tal proposito, affermava che “nelle contrade Curti, Nesca e Pozzomasciuri la zona acquifera oscilla dai m. 6,50 agli 6 metri, ma le acque si perdono nell’estate”[7].

    Nel centro abitato invece l’acqua potabile – secondo Arditi – si trovava “alla profondità media di 20 metri” e non era sempre sufficiente ai bisogni della popolazione. De Giorgi, all’interno del paese, censiva tre pozzi ubicati: sulla via per Taurisano, in via Scalella e nel giardino Cacciatore, profondi rispettivamente 30, 32 e 29 metri[8]. Un quarto pozzo, non menzionato dallo studioso salentino, si trovava sulla piazza principale di Miggiano[9].

    L’area a nord e ad ovest di Miggiano, confinante con i comuni di Ruffano e Specchia, è di frequente interessata da allagamenti a seguito di prolungati periodi di pioggia. Questo settore di territorio, infatti, occupa un’area depressa nella quale confluiscono le acque di scorrimento superficiale provenienti dai punti più elevati che bordano il comune di Miggiano[10]. I modesti corsi d’acqua convergono in località Paduli e Mila, dove sono presenti alcuni inghiottitoi naturali (cosiddette vore) che assorbono in parte le acque superficiali.

    Località Macchie (Miggiano). Ruscello a regime pluviale (foto febbraio 2018). 

    Palude in località Paduli (foto febbraio 2018).  

    Località Mila (Miggiano). Allagamento di un ampio settore di territorio a seguito di un prolungato periodo di pioggia (dicembre 2005).

    Miggiano nel Medioevo

    In località Pozzelle (Miggiano) è stata segnalata un’area di frammenti fittili, pertinente un casale di piccole dimensioni abbandonato probabilmente nel corso del XVII secolo. Si tratta di una zona la cui importanza a livello archeologico era stata rilevata da alcuni storici locali a partire dal XIX secolo.

    Nel 2015 è stata rinvenuta, da chi scrive e da Vito Lisi, che l’ha segnalata alla Soprintendenza ai Beni archeologici della Puglia, una probabile punta di freccia in selce di età neolitica, la cui presenza pone degli interrogativi sulla frequentazione prei-protostorica dell’area.

    Località Pozzelle (Miggiano). Area dell’insediamento medievale visto da sud (foto aprile 2008). 

    Ceramica dipinta a bande rosse di XV-XVI secolo è stata rinvenuta anche nel centro storico di Miggiano. La frammentarietà e il luogo di giacitura di questi reperti (nascosti sotto il piano di calpestio di un vecchio edificio diruto) suggeriscono l’ipotesi di un evento traumatico avvenuto nel corso del XVI secolo, periodo in cui, secondo Arditi, il paese “restò triste e depopolato”.

    Scorcio del centro storico, poco distante dal luogo di rinvenimento della ceramica basso medievale e moderna. 

    La chiesa di San Vincenzo[11]

    Intitolata al santo patrono Vincenzo, la chiesa madre di Miggiano ha origini cinquecentesche, con ampliamenti effettuati soprattutto tra il XVIII-XIX secolo.

    La facciata si presenta dalle linee semplici, con il corpo centrale di fabbrica leggermente aggettante e a sua volta sormontato da un timpano triangolare.

    Prospetto esterno della chiesa di San Vincenzo, santo patrono della Città (foto di Stefano Cortese).

    L’interno è scandito in tre navate con degli altari nelle cappelle laterali e nel profondo transetto. Di rilievo la tela, posta nel transetto, di san Vincenzo di Saragozza, del pittore neretino Antonio Donato D’Orlando e datata 1616, così come recita l’iscrizione votiva in basso a sinistra.

    Tela di san Vincenzo di Saragozza del 1616 (foto di Stefano Cortese). 

    Altre tele di rilievo sono la Madonna di Costantinopoli e una Vergine Immacolata, entrambe del XVII secolo. I recenti lavori di restauro infine, hanno consentito di traslare l’altare del transetto e mettere in luce l’affresco riproducente l’albero di Jesse.

    Tela della Madonna di Costantinopoli (foto di Stefano Cortese).

    Contributo tratto da:

    Cavalera M., Medianum. Ricerche archeologiche nei territori di Miggiano, Montesano Salentino e Specchia, Edizioni Dell’Iride, Tricase (Le) 2009. 

    Ringraziamenti

    Per la redazione di questo breve contributo desidero ringraziare i sig.ri Luigi Carbone e Luigi Marra e i soci dell’Associazione Culturale di Miggiano “Medianum – Terra di Mezzo”. Grazie alla loro sensibilità al recupero delle tradizioni antiche del paese è stato possibile effettuare il censimento dei siti ad interesse storico presenti nel territorio di Miggiano.

    © Tutti i diritti sono riservati. Qualsiasi riproduzione, anche parziale, senza autorizzazione scritta dell’autore, è vietata. 

    Bibliografia

    Arditi G., Corografia fisica e storica della provincia di Terra d’Otranto, Tomo I, 1879.

    Arthur P., Saraceni, schiavi e il Salento, in  Fiorillo R., Peduto P. (a cura di) III Congresso Nazionale di Archeologia Medievale, pg. 443, Firenze, 2003.

    De Giorgi C., La Provincia di Lecce. Bozzetti di viaggio, Lecce, 1888.

    De Giorgi C., Descrizione fisica geologica e idrografica della provincia di Lecce, pp. 279-280, Lecce, 1922.

    Marinelli A., Contributo alla storia della romanizzazione del Salento, in Ricerche e studi, VII. Quaderni del Museo Archeologico Provinciale “Ribezzo” di Brindisi, pp. 135-164, Brindisi, 1975.

    Marzano V.S., Piccole realtà del Sud Salento. 1860-1915, Lucugnano (Le), 2004.

    Sansò P., Selleri G., Il paesaggio fisico del Bosco Belvedere, in Arthur P., Melissano V. (a cura di) Supersano. Un paesaggio antico del basso Salento, pp. 15-19, Galatina (Le), 2004.

    Note

    [1] Arthur 2003, pg. 443.

    [2] Un particolare ringraziamento va all’impegno dei sig.ri Luigi Carbone e Luigi Marra dell’Associazione socio-culturale Medianum – Terra di Mezzo.

    [3] Arditi 1879, pp. 355-357.

    [4] De Giorgi 1888.

    [5] Marinelli 1975, pg. 155.

    [6] In località Rutti-Sala, l’incisione del canale si approfondisce di circa 15 metri rispetto al territorio circostante. Le cavità e i ripari sottoroccia presenti nel suo versante occidentale sono stati frequentati dall’età protostorica a quella moderna.

    [7] De Giorgi 1922, pg. 279.

    [8] De Giorgi 1922, pp. 279-280.

    [9] Marzano 2004, pg. 15.

    [10] Il settore nord-occidentale di Miggiano presenta analoghe caratteristiche geomorfologiche del territorio di Supersano, per il quale è stato condotto di recente uno studio in tal senso (Sansò, Selleri 2004, pp. 15-19).

    [11] A cura di Stefano Cortese.

  • LU LETTU DE LA ZITA

    LU LETTU DE LA ZITA

    LU LETTU DE LA ZITA. “Consuetudini nuziali nel Salento tra il ‘600 e il ‘700 attraverso i rogiti notarili”. 

    otrantozita

    Sala Triangolare del Castello – Otranto – lunedì 28 agosto, ore 19

    Saluti del sindaco Ing. Pierpaolo Cariddi.

    Presentazione dell’evento con gli organizzatori (Associazione Culturale Archès) e intervento di:

    FILIPPO GIACOMO CERFEDA, archivista presso l’Archivio Storico Diocesano di Otranto: “Consuetudini nuziali nel Salento tra il ‘600 e il ‘700 attraverso i rogiti notarili”.

    Per informazioni: Melissa Calo’ 347.0605983, fb Associazione culturale Archès e iat otranto tourist info point.

  • Il Canale del Ciolo: archeologia e civiltà contadina

    Il Canale del Ciolo: archeologia e civiltà contadina

    di Associazione Archès

    Il Paesaggio della pietra

    Paesaggi di pietra: un ambiente interamente costruito adattando la natura alle necessità della vita; pietre intrise di umanità e di sudore […]. Le pietre sono testimonianze di rapporti remoti tra l’uomo e la natura: menhir, dolmen, tumuli di specchie, ma soprattutto pietre sovrapposte con perizia secolare per costruire una miriade di piccole costruzioni o di muretti […]. In questa regione affamata di terra la pietra si trasforma da ostacolo in materiale da costruzione, amalgamandosi con la natura.

    pianoro in località Monte Lagnune (Gagliano del Capo)

    Il paesaggio che fa da cornice al Canale del Ciolo (Gagliano del Capo) è un susseguirsi di veri e propri monumenti della civiltà contadina: villaggi di capanne pietra, circondati da dedali di muretti a secco, che si stagliano in perfetto equilibrio su un promontorio proteso verso il mare, dove l’orizzonte in alcune giornate limpide collima con la catena montuosa degli Acrocerauni.

    Le opere in pietra testimoniano una continua lotta tra l’uomo e la natura, con il primo impegnato a liberare spazi coltivabili e arabili anche laddove la seconda sembrava nettamente prevalere.

    Un esploratore del passato: Cosimo De Giorgi

    L’asprezza di queste contrade è stata descritta da Cosimo De Giorgi, che ha percorso stradine campestri per discendere nelle valli e nei burroni, arrampicandosi tra i sassi delle colline che fiancheggiano l’Adriatico e la vegetazione tipica della Macchia mediterranea che copre di verde tutto l’altopiano: bisogna tentare una ginnastica da scojattoli, scriveva lo studioso-viaggiatore, per osservare i burroni profondi e tanto pittoreschi del Ciolo e di Novaglie, che somigliano alle gravine di Castellaneta nel Tarantino, e per visitare le grotte delle Prazziche, molto sollevate sul mare, di fronte all’immenso mare di Leuca.

    Le grotte preistoriche

    Sulle alte falesie del Canalone del Ciolo, sospese tra Terra e Mare, si affacciano una miriade di cavità che da sempre hanno offerto riparo e protezione ad uomini ed animali.

    La stessa località è stata intensivamente indagata, negli anni ’60, da un’equipe di archeologi dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana, coadiuvata da alcuni gruppi speleologici locali, con ottimi riscontri dal punto di vista della conoscenza della Preistoria salentina.

    cavità lungo la falesia del Ciolo

    I depositi rinvenuti all’interno delle grotte hanno conservato importanti reperti archeologici e faunistici che attestano una loro frequentazione fin da epoche molto remote.

    Tra una pajara e una mantagnata, tra una liama e un muro paralupi, si giunge al cospetto di una cavità naturale che si apre a 35 metri sul livello del mare lungo il costone sud-occidentale del Canale del Ciolo. Si tratta della Grotta dei Moscerini, così definita per via del cunicolo orizzontale infestato dai moscerini. Nel 1962 fu effettuato un piccolo saggio di scavo che ha messo in evidenza tracce di un focolare e numerosi frammenti di vasi ad impasto dell’età del Bronzo. Dieci anni dopo, nel 1972, venne rilevata dal Gruppo Grotte Milano, condotto da Adriano Vanin, che segnalava la presenza non solo dei moscerini ma anche di nasse utilizzate dai pescatori del luogo.

    A poche decine di metri di distanza, su una quota un po’ più elevata (60 metri s.l.m.), inglobata in una proprietà privata, si individua una cavità il cui ampio ingresso è chiuso da un muretto a secco. L’ambiente interno ospita un vetusto albero di fico che pare abbia trovato il suo habitat ideale, mentre delle buche nel sedimento di terra indiziano la presenza di piccoli mammiferi assopiti nel lungo letargo invernale. La grotta è costituita da un ampio ingresso, da cui si dirama un corridoio il cui sviluppo si segue con lo sguardo per pochi metri. Un altro cunicolo, di ridotte dimensioni, si apre a circa tre metri di altezza sulla parete a sinistra. Frammenti di ceramica ad impasto protostorica e acroma di incerta datazione si rinvengono qua e la sparsi sia sulla superficie interna della grotta che sul terrazzamento antistante.

    La Grotta delle Prazziche

    Sull’opposto pendio del Canale del Ciolo si apre, a 62 metri s.l.m., la Grotta Prazziche di Sopra, da alcuni anni attrazione di un noto locale notturno. Lunga 42 metri e larga 6 metri, è stata oggetto di due campagne di scavo svoltesi nel 1964 e 1965, che hanno messo in luce una stratigrafia con abbondante fauna (cervi, volpi, cavalli e bovidi) in associazione con industria litica su calcare forse del Paleolitico superiore. Di estrema importanza archeologica è il rinvenimento di industria neolitica legata a tecniche di lavorazione paleolitiche, che dimostra il lento processo di neolitizzazione della popolazione indigena, rispetto ad altri gruppi umani della penisola già assimilati dalla nuova cultura neolitica.

    Grotta Prazziche di Sopra

    I rinvenimenti più importanti da Grotta Prazziche sono stati effettuati dall’archeologo Borzatti Von Lowenstern. Si tratta di due oggetti con testimonianze di arte mobiliare: un osso fluitato dipinto a macchie rosse ed un ciottolo graffito.

    La Grotta della Serratura

    Un’altra cavità che ha conservato per millenni frammenti di storia umana è la Grotta della Serratura, in località Fogge, a nord del canalone. Anche in questo caso le indagini di superficie hanno rilevato la presenza di un deposito che consisteva in ceramica riferibile a diverse fasi dell’età protostorica.

    Epilogo

    Concludiamo questa esplorazione virtuale di alcune grotte ad interesse paletnologico del Canale del Ciolo, riportando una riflessione di Marco Piccinni, tratta da un contributo sulla Grotta Cipolliane:

    Teniamo in mano questo filo, quasi come delle moderne Parche che vogliono giocare con il destino degli uomini. Decidiamo di non reciderlo affinché possa continuare a connettere il nostro presente con il futuro che verrà. Gli dei ci hanno osservato per tutto il tempo da dietro un cespuglio, ci invidiano, vorrebbero questo luogo per sé. Ma il loro tempo è finito, lasciamo lo spazio agli uomini ormai, tutto questo è nostro! Facciamone buon uso.

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    Per approfondimento sugli itinerari del Capo di Leuca: clicca qui  

    Bibliografia:

    Calo’ M., Cavalera M., Appiedi! Sentieri e cammini del Salento, Galatina 2019 (Edizioni ItinerArti).

    Cavalera M., Piccinni M,, Il complesso delle Grotte Cipolliane in Controcanto. Rivista culturale del Salento, Anno VIII, N. 4 (dicembre 2012), pp. 11-12, Alessano 2012.

    Cazzato V., Paesaggi di pietra: viaggiatori nel Salento fra sette e novecento, in Oltre il giardino. Le architetture vegetali e il paesaggio, a cura di Guerci, Pelissetti, Scazzosi, 2003.

    De Giorgi C., La Provincia di Lecce. Bozzetti di viaggio, Lecce 1888.

    Febbraro N., Archeologia del Salento. Il territorio di Salve dai primi abitanti alla romanizzazione, Tricase 2011 (Edizioni Libelllula).

    Palma di Cesnola A, Borzatti Von Lowenstern E. 1962. Provincia di Lecce, Marina di Novaglie e Ciolo (Comune di Corsano), Riv. Sc. Pr. 17 : 1 – 4.

    Sammarco M., Le grotte preistoriche del Capo di Leuca. Primo contributo alla carta archeologica, in Grotte e dintorni, Anno 2, N. 4, pp. 64-65, Fasano 2002.

    Vanin A. , Breve campagna nel Salento, in Il Grottesco. Notiziario del Gruppo Grotte Milano, n. 28-29 (1972-73), pp. 16-24.

    [1] Cazzato 2003.

    [2] De Giorgi 1888.

    [3] Vanin 1972-73.

    [4] Sammarco 2002.

    [5] Vanin 1972-73.

    [6] Sammarco 2002.

    [7] Cavalera, Piccinni 2012.

  • MEDIEVALIA in Finibus Terrae

    MEDIEVALIA in Finibus Terrae


    ultimo manifesto medievalia

    Pensare il Medioevo del sud Salento. Come appariva il paesaggio, il profilo dei paesi, il modo di vivere, di vestirsi; che aspetto avevano le tavole del tempo, quelle dei signori e quelle dei poveri, quali i gusti e sapori, quali i codici comunicativi ed espressivi usati nel rapporto con il quotidiano e il sacro. Un esercizio di immaginazione prima delle patate e dei pomodori, degli esotismi delle terre del Nuovo Mondo, prima delle fioriture barocche nella pietra, delle conquiste spagnole e francesi.

    “Medievalia in Finibus Terrae” , progetto elaborato dall’Associazione culturale Archès, cerca di rivivere e far rivivere quest’epoca storica nei suoi molteplici aspetti e, contemporaneamente, raccontarli al pubblico che sarà accolto a partire dalle 15 di sabato 2 maggio nel castello di Acquarica del Capo. Nella piazza d’armi sarà rappresentata una rievocazione storica che, per quanto spettacolare, rispetta la correttezza filologica di tutti gli elementi. Saranno infatti allestiti banchetti di armi, di spezie e di giochi medievali illustrati da figuranti: uomini in armi mostreranno tecniche di combattimenti, il falconiere Luciano Levita sarà presente con i suoi superbi rapaci, la capacità di intrattenere e affabulare del ciarlatano “venuto da lontane contrade”, Pier Paolo Pederzini, gli artigiani e i contadini, quest’ultimi impegnati nello scambio di antiche varietà di semi autoctone. Sarà inoltre possibile prendere parte ad un corso di lavorazione della terracotta.

    Alle 18.30 il dott. Gianluca Tonti, co-ideatore di Medievalia, aprirà un seminario didattico che vedrà l’intervento di diversi giovani esperti: l’archeologo Stefano Calo’, lo storico Stefano Cortese,  il tecnico restauratore Andrea Erroi, il presidente di Archès, Marco Cavalera. Nella sala accanto al seminario sarà fruibile la mostra “La linea del tempo. Evoluzione Socio-Culturale del Medioevo Salentino” con totem esplicativi che documentano  l’evoluzione di quest’epoca nel contesto territoriale, arricchita dall’esposizione di abiti gentilmente concessi dal gruppo di rievocazione storica “Peregrinantes et Bellatores” presente all’evento.
    Non a caso l’obiettivo del progetto è quello di sottolineare la lunga estensione temporale del Medioevo che ha favorito la nascita di una varietà e ricchezza di prodotti culturali notevoli. Se nella piazza d’armi si avrà l’occasione di vedere una tranche de vie duecentesca, al piano nobile del castello, a partire dalle 21, le suggestioni create dagli abiti, dalle musiche e dalle danze eseguite dal gruppo “Concentus-Tempus Saltandi” saranno quelle tipiche di una corte del tre-quattrocento, quando il Medioevo sta per lasciare il passo alla stagione rinascimentale. Gli chef dell’Azienda Agrituristica “Il fu Giovanni” di Contrada Palla di Casarano proporranno la degustazione di pietanze fedeli, per quanto possibile, ai ricettari del tempo.

    Il progetto Medievalia in Finibus Terrae si estende anche al primo e al tre maggio, con visite guidate nei luoghi che più di altri conservano le tracce del passaggio di quell’epoca. Immancabile la visita alle 15.30 di venerdì 1 maggio alla preziosissima ed elegante Basilica di Santa Caterina d’Alessandria a Galatina, con una puntata alla vicina Soleto. Domenica 3 sarà protagonista Otranto: tra le altre cose, protagonista indiscusso del tour sarà il celeberrimo mosaico della Cattedrale mentre nel pomeriggio si avrà l’occasione di conoscere dettagli poco noti nella Valle delle Memorie. La mattina del due maggio Medievalia si sposta In Finibus terrae, il Capo di Leuca, ripercorrendo alcune tappe dell’antica via dei Pellegrini provenienti da tutta Europa e diretti al Santuario alla fine delle terre, là dove la vista si apre sull’azzurro sconfinato dei mari.

    MEDIEVALIA in Finibus Terrae è la terza edizione del progetto “La linea del Tempo”, realizzato con il supporto della Regione Puglia – Assessorato al Mediterraneo, Cultura e Turismo – nell’ambito del “Programma delle Attività culturali per il Triennio 2013 – 2015”, con il patrocinio gratuito del Comune di Acquarica del Capo.

    Il programma dettagliato è disponibile su fb alla pagina “Medievalia in Finibus Terrae”. Info e prenotazioni per le escursioni ai seguenti numeri: 329.6239557 (Francesca) e 327.8410214 (Melissa), medievalia.arches@gmail.com.