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  • Le grotte preistoriche del territorio costiero del Capo di Leuca – vecchi studi e nuove prospettive di ricerca

    Le grotte preistoriche del territorio costiero del Capo di Leuca – vecchi studi e nuove prospettive di ricerca

    Venerdì 19 luglio, ore 19, presso Palazzo Strafella – Morciano di Leuca.

    A sud-est d’Italia, nell’estremo lembo di Terra che viene definito Capo di Leuca, si annidano luoghi magici che nascondono scorci incantati.

    Si tratta di tesori di inestimabile valore, sotto il profilo storico-naturalistico, e le loro peculiarità li hanno resi oggetto di superstizioni e di culti primordiali. Inaccessibili dalla terraferma, si possono raggiungere per lo più attraverso una navigazione sottocosta.

    Numerose sono le grotte che ci raccontano una storia antica. La presenza dell’uomo che le ha frequentate risale al Paleolitico medio e superiore (130000/10000 anni fa), quando prima l’Homo di Neanderthal e dopo l’ Homo Sapiens le hanno occupate dedicandosi alla caccia e alla raccolta di frutti spontanei. Il paesaggio era profondamente diverso. Dobbiamo immaginare infatti che, a causa delle oscillazioni climatiche, in questo periodo, molto freddo, le grotte non erano in riva al mare, ma nell’entroterra. Quindi avremmo visto la distesa d’acqua non nella sua posizione attuale ma “spostata” di diversi chilometri verso ovest. Anche la flora e la fauna apparivano molto diverse dall’attuale, con orsi, pinguini, mammuth.

    L’incontro pone l’obiettivo di accendere i riflettori dedicato agli aspetti storici, botanici ed antropologici, tra indagini passate, studi in corso ed eventuali frontiere di fruizione 4.0, con la finalità di diffondere la sua conoscenza ad un più ampio pubblico di fruitori.

    Ai relatori verrà chiesto di illustrare l’importanza archeologica, geologica, antropologica, botanica dei siti chiedendo loro di avanzare delle ipotesi di nuove indagini sulle cavità preistoriche, con un focus sulle attività già in atto di valorizzazione del sito e quelle future.

    PROGRAMMA:

    Piero Medagli, “La flora rupestre del territorio di Leuca”.

    Stefano Margiotta, “La costa e le grotte del Capo di Leuca: splendidi testimoni dell’evoluzione geologico del territorio”.

    Nicola Febbraro, “Riti, scambi e commerci lungo il territorio costiero del Capo di Leuca”.

    Alessio Stefàno, “Hic sunt dragones. Le leggende delle grotte del Diavolo e dei Giganti”.

    Luigi B. Nuzzo, “Dal buio della caverna alla fruizione AR e VR”.

    Modera l’incontro: Marco Cavalera

    Saluti introduttivi: dott. Lorenzo Ricchiuti sindaco di Morciano di Leuca

    Avv. Ombretta Renzo consigliera delegata alla Cultura

  • Acqua dalle rocce: il Canale Volìto – Patù

    Acqua dalle rocce: il Canale Volìto – Patù

    di Associazione Archès

    Il canale di Volito è scavato nell’ultima propaggine della Serra di Vereto, che si dirama in direzione nord-ovest/sud-est.

    Paesaggio di località Pozzo Volìto. 

    Il suo nome prende origine, probabilmente, da vòlo o vòlu, la terra rossa tipica del comprensorio del Capo di Leuca e che, assieme ad acqua e calce, formava una malta usata a volte dai contadini per compattare i muretti a secco.

    Fondo del canale Volìto, con i terrazzamenti di contenimento. 

    Il canale ha una profondità di circa 20 metri rispetto al piano circostante, e le condizioni di umidità particolari hanno permesso il lussureggiare di una vegetazione spontanea con essenze tipiche della macchia mediterranea quali il cisto, il lentisco, e tutte le varietà di piante commestibili sulle quali si è fondata per secoli la dieta degli abitanti locali.

    Viabilità e vegetazione lussureggiante nel fondo del canale.

    Il canale si caratterizza anche per la presenza di alcune cavità e numerose liame e pajare, utilizzate fino a qualche decennio fa come riparo stagionale per i contadini e i loro animali e come ricovero per attrezzi agricoli.

    Interno di una piccola cavità nella falesia del canale, con la presenza di alcune nicchie.

    Sul fondo del canale, è tuttora presente un pozzo, circondato da alberi di noce, lecci e allori, descritto dallo storico locale Tasselli già alla fine del XVII secolo: “Un canale tra le terre di San Gregorio e del Marchirello un’acqua la migliore di tutte somministra a tutti da un pozzo che li paesani lo dicono di Olito”.

    Pozzo Volìto in fondo all’omonimo canale (foto di Maria Rosaria Angelè).

    Negli anni ’60 del secolo scorso, Don Vincenzo Rosafio scriveva: “Vicino al mare di San Gregorio, ma non troppo, vi è una sorgente di acqua dolce, trovandosi al di sotto di una roccia, ha una profondità di appena due metri. La sua acqua limpida e diuretica è stata molto usata, specie nel passato. Non manca ancor oggi chi ne faccia uso”.

    L’area, attualmente, è sottoposta a vincolo di tutela ai sensi della Legge n. 1497/1939.

    Grande blocco di roccia calcarea nei pressi del pozzo. 

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    Bibliografia

    Melissa Calò, Marco Cavalera, Appiedi! Sentieri e cammini del Salento. Il Capo di Leuca, Galatina 2019, pp. 80-83.