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  • L’Ape. Un insetto prezioso tra storia, cultura, patrimonio culturale ed archeologia

    L’Ape. Un insetto prezioso tra storia, cultura, patrimonio culturale ed archeologia

    Un’ora sola ti vorrei. Incontri in biblioteca.

    Sabato 17 gennaio, alle ore 18.00, al primo piano di Palazzo Strafella a Morciano di Leuca si terrà un appuntamento dedicato a chi ama la natura, la biodiversità, il paesaggio e l’archeologia, e a chi si impegna nella conoscenza e nella tutela di questi temi.

    Ospite principale dell’incontro sarà l’archeologo Guven Gümgüm, che nei suoi studi ha posto l’attenzione su un piccolo ma fondamentale insetto: l’ape, unendo la ricerca storico-archeologica a una profonda sensibilità per ecologia e ambiente.

    Il dott. Gümgüm sta conducendo uno studio sugli apiari antichi nel mondo mediterraneo. Arrivato in Italia con un assegno di ricerca finanziato dal Ministero degli Affari Esteri, ha completato la sua specializzazione presso l’Università del Salento

    Ha partecipato a numerosi progetti di ricerca e a campagne di scavo archeologico in Italia e a Dublino e in Turchia ha insegnato presso l’Università di Uludağ, collaborando con diversi team di ricerca in Anatolia.

    Durante l’incontro conosceremo anche l’Associazione A.Di.P.A. (Associazione diffusione piante amatori) attraverso le dott.sse Maria Luisa Quintabà, responsabile della Sezione Puglia, e Lucia Gagliardi, agronoma e referente del progetto Apiflora Salento.

    I saluti istituzionali saranno affidati al Sindaco di Morciano, Lorenzo Ricchiuti, e Diego Coppola – Consigliere delegato all’Ambiente.

    Un grande spazio anche agli apicultori del territorio, che racconteranno le proprie esperienze e produzioni.

    Evento organizzato e coordinato dall’Associazione culturale Archès, in collaborazione con il Comune di Morciano di Leuca.

  • GLI APIARI NEL SALENTO

    GLI APIARI NEL SALENTO

    di Alessio Stefàno

    Le campagne, in tutto il Salento, sono ancora disseminate di costruzioni che sono servite a lungo come ricovero per gli animali.

    Si tratta di strutture di pietra squadrata e lavorata, pensate e realizzate come abitazioni, vere e proprie case. Ciò dipende senz’altro dalla plurisecolare abbondanza di pietra da costruzione esistente nel sottosuolo. Sebbene nell’abbandono dell’ambiente rurale salentino, questi elementi siano tuttora visibili, non sempre vengono apprezzati o se ne conosce la funzione; tra di essi, i più misteriosi si direbbero proprio essere gli alveari di pietra, di cui si è perduto quasi del tutto l’uso.

    Alcuni alveari di pietra sono ancora integri ed osservabili, ma la maggior parte sono stati purtroppo smantellati. Se ne trovano all’interno di masserie, nei giardini delle case di campagna, nei campi; hanno una struttura modulare e ogni elemento di essa è la cosiddetta “ucca te api” (bocca delle api), un concio di pietra tufacea locale a forma di parallelepipedo, reso cavo all’interno per tutta la sua lunghezza.

    Le “ucche” (bocche) vengono collocate adiacenti una all’altra, su una base in muratura, in modo che non tocchino direttamente il terreno, in strati sovrapposti; in ognuna di esse, la facciata interna dovrà essere ruvida, per consentire ai favi un appiglio più agevole.

    Probabile apiario nel cortile di un complesso rurale in pietra a secco (Torre Vado, loc. Nepole)

    I due lati rimasti aperti vengono chiusi rispettivamente con due lastre di tufo, una delle quali munita di uno o più buchi, per consentire l’ingresso e l’uscita delle api; dal lato posteriore, a quello delle minuscole aperture, i contadini, rimuovendo il coperchio di pietra, introdurranno gli sciami, estrarranno i favi e faranno il necessario per la pulizia e la salvaguardia degli insetti.

    Piccolo apiario in pietra, in un complesso rurale nel territorio di Torre Vado

    Gli apari sono costituiti da un numero di arnie anche molto elevato.
    Alcuni apari più piccoli possono anche essere sistemati sotto la chioma di un albero nel muro di cinta che circonda il frutteto e l’orto delle case di campagna, e in questo caso rivolgono all’esterno il lato riservato alle api e all’interno quello per i contadini allevatori.

    I recinti eretti a protezione degli alveari sono chiamati “curtali” e il più grande e spettacolare di essi si trova nelle campagne di Salve, nel Capo di Leuca, a poche centinaia di metri dall’inghiottitoio della “Grotta delle Fate” sulla collina dei “Montani”: l’Apàro Valentini. È un’antica struttura utilizzata per l’allevamento delle api, con un singolare aspetto di piccolo forte e caratterizzata da alte mura con pietre a secco, ormai pressoché diroccate; le arnie sono tutte scavate in banchi di tufo. Vi si trova anche una torre colombaia merlata.

    Dall’alto dei fabbricati è possibile ammirare uno stupendo panorama del nostro litorale costiero.

    Aparo Valentini, nel territorio di Salve (foto di G. Tonti)

    Bibliografia

    A. Costantini, Guida ai monumenti dell’architettura contadina del Salento, Congedo Editore, Bari, 2017, pp. 104-108.

    E. Imbriani, Pietre e saperi popolari, in M. Spedicato (a c. di), Pietra su pietra: il Salento e le sue fondamenta tra storia e scienza. Omaggio a Eugenio Rizzo, Grifo, Lecce, 2017.

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